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venerdì 26 marzo 2021

Paura del covid, paura del vaccino

Supermercato, coda banco gastronomia, una signora: «Il mio collega è a letto con 39° di febbre e palpitazioni dopo la prima dose del vaccino AstraZeneca, ha paura e non sa cosa fare per la seconda dose, ma appena apre bocca gli danno tutti del no vax». 

Passeggiata nei pressi della propria abitazione, due vicini di casa discutono dai giardini confinanti: «Mi spieghi perché nessuno vuole parlare degli effetti collaterali? A me preoccupano di più quelli a medio e lungo termine, perché non hanno fatto in tempo a verificarli. Ho 61 anni, medio e lungo termine mi riguarda». 

Edicola, coda in strada in attesa del proprio turno, una signora: «Faccio sempre più fatica a comprare il giornale, ormai lo prendo solo perché sennò mio papà brontola. Ma qualsiasi giornale leggi si parla solo di covid-19 e di vaccino, e sempre negli stessi termini: pericolo, paura, il vaccino ci salverà tutti. Non esiste più nient’altro».

Paura

lunedì 15 marzo 2021

Vaccino ai giornalisti (3)

La sospensione del vaccino anti covid-19 AstraZeneca in Germania, Francia e Italia ha riacceso nell’opinione pubblica polemiche e paure sulla campagna vaccinale. 

Seguendo la diffusione dell’hashtag #VaccinoAiGiornalisti, abbiamo dato notizia sulle pagine virtuali di questo blog di una vera e propria mobilitazione social contro la stampa, dipinta come schiava delle grandi multinazionali del farmaco, e dunque contro i giornalisti, presentati come pedine al lavoro in una grande macchina della propaganda. 

Una rappresentazione ingiusta, smentita da numerosi articoli di cronaca e di critica usciti in questi mesi. Dopo aver riportato le posizioni di alcuni giornalisti sulla priorità vaccinale per la categoria, ecco alcuni pezzi critici nei confronti del vaccino anti covid-19. Gli articoli qui citati (una stringata selezione) sono stati pubblicati su testate giornalistiche registrate e scritti da giornalisti iscritti all’albo (salvo Colombo e Gulisano). 

Vaccino anti covid-19 stampa

giovedì 11 marzo 2021

Vaccino ai giornalisti (2)

Si infiamma il dibattito sull’inserimento dei giornalisti fra le categorie che salteranno la fila nella somministrazione del vaccino contro il covid-19. Una priorità che consentirà ai giornalisti (e ad altri professionisti come gli avvocati) di ricevere il vaccino prima di anziani e persone fragili per disabilità e patologie pregresse. 

La notizia ha scatenato una nuova ondata d'odio contro i professionisti dell’informazione, già guardati con sospetto perché ritenuti colpevoli della pandemia almeno quanto il virus. Eppure, non si contano le dichiarazioni pubbliche di giornalisti che si dicono contrari a questa corsia preferenziale. 

Margherita Fronte

sabato 23 gennaio 2021

Non è colpa della Lombardia

Quindi se a fine anno la Lombardia sbaglia i conti sul residuo fiscale nessuno a Roma controlla? No, c’è qualcosa nella narrazione dominante sulla Lombardia che non convince più. 

Dal 23 febbraio 2020 la regione si è trovata ad affrontare un virus nuovo, sconosciuto, che nel giro di pochi giorni ha trasformato interi paesi in epicentri della pandemia, ha chiuso intere comunità in casa e ha cancellato vite umane e posti di lavoro. 

Milano dall'alto

domenica 13 dicembre 2020

Lockdown a Natale? Basta annunci

Lockdown a Natale: non si potrà vedere nessuno. Natale con pochi parenti: regole severe e prudenza. Natale in zona gialla: possibilità di viaggiare in regione senza autocertificazione. L’ultimo contrordine? Pochi minuti fa, ne dà notizia il Corriere della Sera: «Verso una stretta alla circolazione delle persone durante le feste. Il governo convoca una riunione d’urgenza alle 19». 

A questo punto sorge spontanea la domanda: il vero problema è la pandemia? Perché, salvo eccezioni (che non mancano mai), gli italiani in questi mesi hanno accettato di cambiare stile di vita per rallentare la diffusione del Covid-19. Hanno fatto sforzi concreti e quotidiani per combattere il virus, hanno fatto rinunce e hanno cercato di rispettare al meglio le regole. Non tutti? No, vero, ma è inutile aprire qui il capitolo “furbetti”, tanto si tratta di pagine già conosciute. 

Dopo dieci mesi di emergenza è doveroso pensare a chi le regole le ha rispettate, in modo particolare i lavoratori indipendenti, per i quali fermarsi e restare a casa spesso significa non ricevere più lo stipendio. 

Coronavirus e isolamento

sabato 12 dicembre 2020

Anastacia e la voce che cambia

«It sounds like you are straining». Commenta così un utente su YouTube “Stronger (What Doesn't Kill You)”, l’ultima incisione di Anastacia, pubblicata il 27 novembre scorso. Scorrendo i commenti si scopre che la sensazione dello sforzo, della fatica nel canto, è comune: «Something is wrong», aggiunge un altro utente. 

Si torna così alla domanda ricorrente negli ultimi anni: la “cantante bianca con la voce nera” ha perso la voce? Con “Stronger” è finalmente possibile rispondere. Ma la risposta non è per niente semplice. 

Anastacia live

mercoledì 18 novembre 2020

Radio Maria, così non va

«Padre Livio Fanzaga, il nemico perfetto di chi ci vuole zombie». Il titolo campeggia su un link condiviso sulla pagina Facebook ufficiale di Radio Maria. Il direttore, padre Livio Fanzaga, è da giorni nell’occhio del ciclone per le sue dichiarazioni sulle origini del Covid-19. 

Secondo la voce storica della radio cattolica più ascoltata in Italia infatti, il virus sarebbe stato creato in laboratorio come strumento delle élite mondiali per trasformare le persone in zombie. Non in senso stretto, ovviamente, anche se qualche lettore avrà subito pensato alle atmosfere di “Buffy l’ammazzavampiri”, ma come effetto indiretto della nuova vita: isolamento, perdita del lavoro, sfilacciamento delle relazioni. Insomma, perdita della libertà. 

Padre Livio Fanzaga

lunedì 19 ottobre 2020

La vitamina C cura il Covid-19?

L’assalto alle farmacie alla ricerca di integratori di vitamina C. È una delle immagini della Fase 1 che resta scolpita nella mente. Un pomeriggio di marzo, su alcuni gruppi WhatsApp ha iniziato a circolare un messaggio audio che invitava ad acquistare integratori di vitamina C come protezione e cura per il Covid-19, un messaggio anonimo nel quale si faceva esplicitamente il nome di un integratore specifico. 

La paura di un nemico invisibile e ignoto, le dichiarazioni contraddittorie dei virologi in tv e i ritardi dell’OMS hanno fatto il resto: in poche ore l’audio ha raggiunto centinaia di migliaia di smartphone, portando la sera stessa e la mattina successiva migliaia di persone nelle farmacie italiane. 

Sui social ancora oggi si può leggere di tutto a riguardo: da chi afferma che la vitamina C allunga la vita a chi la giudica nociva. Ma quali sono, da un punto di vista scientifico, gli effetti della vitamina C nei confronti del Covid-19? 

Arance e vitamina C

sabato 10 ottobre 2020

Halloween 2020: notte di luce

Zucche (vuote), maschere, trucchi, scheletri e cappelli da strega. Nonostante il Covid-19, i supermercati sono già pieni di articoli dedicati ad Halloween. Non è ancora chiaro come si potrà fare “dolcetto o scherzetto”, dato che potrebbe essere necessario disinfettare i gommoni e mettere in quarantena i cioccolatini, ma l’imperativo categorico è vendere. Poi si vedrà. 

Anche i giornali iniziano a occuparsi di Halloween 2020 con largo anticipo: l’agenzia “Ansa” spiega come non rinunciare alla festa nonostante la pandemia, “Amica” consiglia i 12 film horror più spaventosi da vedere su Netflix ad Halloween, “SKyTg24” intervista alcuni esperti che invitano a evitare i festeggiamenti, “Corriere Romagna” fotografa la situazione di Mirabilandia, che punta su Halloween per recuperare dopo il lockdown, “Today” guarda invece agli Stati Uniti, dove il coronavirus spegne per la prima volta la tradizione del “dolcetto o scherzetto”. 

Ma la notte del 31 ottobre non è solo questo. La notte del 31 ottobre è in realtà una notte di luce. 

Candela finestra

mercoledì 8 luglio 2020

Coronavirus: una seconda ondata di infodemia?

L’assalto alle farmacie in cerca di integratori di vitamina C, le lunghe code fuori dai supermercati per il timore di una improvvisa chiusura, i feroci dibattiti sui social tra sostenitori del lockdown e contrari alle limitazioni imposte da Regioni e Governo. Sono solo alcune delle immagini che rimangono oggi, mentre il Covid-19 sembra allentare la sua presa, almeno sull’Italia. 

Accanto alla pandemia causata dal virus, il belpaese si è trovato ad affrontarne un’altra, altrettanto invisibile e altrettanto globale: l’infodemia. Il neologismo è stato coniato per indicare la grande sete di informazioni che ha caratterizzato in modo particolare i mesi della Fase 1 quando, con l’Italia intera dichiarata zona rossa, si è registrato un vero e proprio boom di clic ai siti dei giornali e un significativo aumento dei dati Auditel.

Secondo Primacomunicazione.it, durante il lockdown alcuni quotidiani hanno visto un incremento di visite ai loro siti pari al 30%. Ma con quali risultati? 

Immagine di un computer acceso e uno smartphone con Facebook attivo

lunedì 4 maggio 2020

Fase 2, non dimentichiamo il silenzio

C’è come una presenza nuova nelle nostre città in queste settimane di isolamento, un ospite inedito che cambia il volto dei palazzi, la geometria delle strade e l’ampiezza dello sguardo. È il silenzio. Un silenzio arrivato quasi di soppiatto, con le prime restrizioni, un silenzio misterioso e nuovo che è rimasto sempre lì, pronto a invadere ogni spazio lasciato libero dal rumore di un mondo assopito. 

Basta aprire le finestre ed ecco che il silenzio entra per abbracciarti, basta fare due passi in giardino e l’orecchio scopre suoni che non ricordava più. Ci sono gli uccellini che cantano, ci sono i primi insetti impollinatori che ronzano sui fiori, c’è il vento che sussurra storie scivolando tra le foglie. Cos’è successo ai piccoli polmoni verdi di città? Anche i giardinieri si sono fermati durante il lockdown, e questo ha fatto sì che i prati cambiassero aspetto. 

Immagine di un giardino incolto con margherite e soffioni

sabato 2 maggio 2020

Lockdown della fede? Non avete capito niente

“Scusami, devo staccare, tra poco inizia la Messa su Telepavia, a dopo!” “Hai visto ieri sera che bello il rosario per l’Italia su Tv2000?” “Ormai mi sento veronese d’adozione, da quando siamo in isolamento seguo la Messa di monsignor Zenti su Telepace, mi sento davvero parte di qualcosa di più grande.” “Ci sentiamo domani allora: tra poco c’è la compieta su Radio Maria e la recito con loro.” “Abbi pazienza, ma a quell’ora devo dire la coroncina della Divina Misericordia con Radio Mater, facciamo alle 17?” 

Sono solo una sintesi dei tanti messaggi ricevuti e inviati in queste settimane di isolamento. E sono il motivo per il quale, quando il contagio si sarà fermato, si potrà parlare di orgoglio cristiano. 

L'Abbazia di San Galgano deserta e la fede in isolamento per il coronavirus

venerdì 1 maggio 2020

Il 1° maggio accanto a San Riccardo Pampuri

La croce del vescovo Corrado Sanguineti e la fascia tricolore del sindaco di Trivolzio Paolo Giuseppe Giovanni Bremi. Sono apparse insieme, per un attimo, sul cristallo dell’urna che custodisce il corpo di San Riccardo Pampuri. Un simbolo di questo 1° maggio inedito, come inedita è stata la Quaresima 2020. Il riflesso di una comunità, cristiana e civile, che rimane unita davanti alla pandemia, che prega, che aspetta con paura e fiducia.

Il vescovo di Pavia e il sindaco di Trivolzio davanti all'urna di San Riccardo

lunedì 20 aprile 2020

Chiesa: le Messe nella Fase 2

La Conferenza episcopale italiana ha presentato una proposta al governo affinché la Fase 2 preveda anche la ripresa delle Messe con concorso di popolo. L’idea insomma è che dal 4 maggio possano tornare a popolarsi le chiese, seppur con modalità nuove. La Cei e papa Francesco spingono perché si torni a celebrare a porte aperte, ma crescono i dubbi, soprattutto nelle regioni più colpite dal coronavirus. E occorre studiare nuove strategie per proteggere la salute dei fedeli che parteciperanno alle funzioni religiose. 

Chiesa aperta ma Messe senza concorso di popolo per coronavirus

sabato 18 aprile 2020

Fase 2: l'ansia per la ripartenza

Non ci sono scuse o giustificazioni: fino al 3 maggio dobbiamo restare a casa. Ma, a partire dal 4 maggio, se il contagio continuerà a calare, potrebbe prendere avvio l’ormai famosa “Fase 2”. Tanto citata quanto nebbiosa, la Fase 2 prevederà la riapertura graduale delle aziende, con la conseguente ripresa delle principali attività produttive del Paese. 

Ma come sarà la nostra nuova vita quotidiana? Già si possono immaginare i titoli dei giornali: “Ansia da ripartenza”, “Depressione post isolamento” o ancora “10 consigli per tornare alla normalità”. Al di là delle esagerazioni, che non mancheranno, la domanda non può essere elusa: cosa ci aspetta? 

Immagine di una ragazza in isolamento che guarda fuori dalla finestra

mercoledì 15 aprile 2020

Messa senza fedeli: l'obbedienza ha ancora senso?

«I sacerdoti che hanno trovato il coraggio di fare questo, anche andando formalmente contro le disposizioni dei propri vescovi, sono più pienamente obbedienti di quanti si sono invece fermati alla lettera». Così scrive Luisella Scrosati sulla Nuova Bussola Quotidiana oggi. 

Si parla di Messe al tempo del coronavirus, un tema dibattuto e sofferto, se pensiamo che in Lombardia le Messe sono celebrate a porte chiuse dal 23 febbraio scorso. Il motore dell’articolo è: «Celebrare la Messa in questo tempo è un atto di obbedienza piena». A supporto della tesi si porta l’epicheia, o equità, virtù fondamentale per aderire sempre alla volontà di Dio. 

Un articolo approfondito e indubbiamente preciso, che dimentica però alcuni elementi chiave: le Messe non sono state vietate, le Messe continuano ad essere celebrate a porte chiuse, si sono moltiplicati gli appuntamenti televisivi e online per potervi partecipare spiritualmente (con inattesi riscontri auditel), la decisione di sospendere le Messe con concorso di popolo è arrivata dalla collaborazione fra autorità civili e religiose

L'altare pronto per la celebrazione ma la Chiesa è vuota per coronavirus

domenica 12 aprile 2020

Io resto a casa, ma andrà tutto bene?

Per la prima volta siamo chiamati a trascorrere Pasquetta chiusi nelle nostre case. Niente gita fuori porta, niente visita a una mostra, a una città d’arte, niente pranzo con amici e parenti, niente pomeriggio a prendere il sole, niente pedalata nel verde. Le città deserte sono pattugliate dalle forze dell’ordine, in molti comuni sono in funzione già da oggi droni ed elicotteri.  
Che cosa possiamo fare per passare il tempo? Ascoltare il rumore del mondo. Esatto, la risposta è fuori dalla finestra, nel canto degli uccellini, nel fruscio delle foglie appena mosse dal vento, nelle prime api che svolazzano attorno ai primi fiori. La cosa migliore da fare in questa Pasquetta 2020 è ascoltare il silenzio, perché è un silenzio vivo che ha tanto da dirci. 

In isolamento per coronavirus possiamo leggere un buon libro in giardino

domenica 29 marzo 2020

Coronavirus, l'autoisolamento per riscoprirci umani

[«Si deve evitare di uscire di casa. Si può uscire per andare al lavoro o per ragioni di salute o per altre necessità, quali, per esempio, l’acquisto di beni necessari. Si deve comunque essere in grado di provarlo, anche mediante autodichiarazione che potrà essere resa su moduli prestampati già in dotazione alle forze di polizia statali e locali. La veridicità delle autodichiarazioni sarà oggetto di controlli successivi e la non veridicità costituisce reato».

Con l’ultimo decreto per contrastare il contagio da coronavirus, che ha reso l’Italia intera zona rossa, blindando le persone in casa, è cambiato tutto. 

Autoisolamento e inquietudine, a casa da soli dobbiamo fare i conti con noi stessi

venerdì 27 marzo 2020

Papa Francesco prega contro l'epidemia in una piazza San Pietro deserta

Passerà alla storia. Lo sappiamo, abbiamo appena assistito a un evento storico, inedito, e inedito è il momento che stiamo vivendo. Papa Francesco che arriva sul sagrato della basilica di San Pietro da solo, a piedi, sotto una pioggia battente. La piazza completamente deserta, il portone della basilica spalancato.

Mai le grandi braccia di piazza San Pietro si sono protese così tanto per abbracciare Roma, l’Italia, il mondo. Mai ci siamo sentiti così pellegrini stanchi, accolti in quella piazza che è il cuore della cristianità, viandanti in un deserto sconosciuto in disperata ricerca di un’oasi. 

Il papa prega in piazza San Pietro contro l'epidemia