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martedì 13 ottobre 2020

Covid-19: se vince il più forte

Un nuovo lockdown nazionale? Difficile immaginarlo oggi. Difficile pensare che il mondo delle piccole e medie imprese, delle partite iva e dei liberi professionisti possa reggere un ulteriore stop, mentre all’appello mancano ancora alcune conseguenze della Fase 1. Il blocco dei licenziamenti, precario paravento di fronte a una diga crepata, è lì a ricordare che la bolla continua a gonfiarsi. 

Difficile ignorare poi gli effetti psicologici che una nuova chiusura totale potrebbe provocare, in modo particolare sulle persone più fragili, sugli anziani, su chi vive da solo, su chi già combatte con altre patologie che limitano i suoi spostamenti quotidiani. 

Difficile, allo stesso tempo, credere che la delazione possa impedire il crescere della pandemia. Che affidare ai cittadini il ruolo di sceriffi risolva le gravi carenze organizzative statali. Sceriffi influenzabili da paura, invidia, rancori antichi per questioni di vicinato, ripicche e antipatie. Parentesi: il senso civico va formato, accudito, nutrito ogni giorno, anche con il buon esempio. 


sabato 9 maggio 2020

I vescovi contro l'aborto

Oggi se si vuole prendere posizione bisogna farlo con diplomazia, bisogna esprimersi con pacatezza, dando un colpo al cerchio e uno alla botte: più che di educazione (sempre necessaria), potremmo parlare di adulazione. Non di rado, le prese di posizione appaiono non come vere e proprie manifestazioni di pensiero, ma come semplici adesioni a qualche slogan ciclostilato in proprio. 

Immagine della bandiera del Regno Unito con soldati

venerdì 8 maggio 2020

Birthe Lejeune, un nuovo angelo custode

Birthe Lejeune è stata una donna fuori dall'ordinario. Moglie di Jérôme Lejeune, il genetista francese che ha scoperto la Trisomia 21, Birthe è stata capace di spendere ogni energia in difesa della vita più fragile. È lei che ha raccolto l’eredità del marito trasformandola in una Fondazione che oggi sostiene oltre 50 progetti sulle disabilità intellettive in tutto il mondo. 

Immagine di Birthe Lejeune la moglie di Jerome Lejeune

sabato 18 aprile 2020

Fase 2: l'ansia per la ripartenza

Non ci sono scuse o giustificazioni: fino al 3 maggio dobbiamo restare a casa. Ma, a partire dal 4 maggio, se il contagio continuerà a calare, potrebbe prendere avvio l’ormai famosa “Fase 2”. Tanto citata quanto nebbiosa, la Fase 2 prevederà la riapertura graduale delle aziende, con la conseguente ripresa delle principali attività produttive del Paese. 

Ma come sarà la nostra nuova vita quotidiana? Già si possono immaginare i titoli dei giornali: “Ansia da ripartenza”, “Depressione post isolamento” o ancora “10 consigli per tornare alla normalità”. Al di là delle esagerazioni, che non mancheranno, la domanda non può essere elusa: cosa ci aspetta? 

Immagine di una ragazza in isolamento che guarda fuori dalla finestra

domenica 29 marzo 2020

Coronavirus, l'autoisolamento per riscoprirci umani

[«Si deve evitare di uscire di casa. Si può uscire per andare al lavoro o per ragioni di salute o per altre necessità, quali, per esempio, l’acquisto di beni necessari. Si deve comunque essere in grado di provarlo, anche mediante autodichiarazione che potrà essere resa su moduli prestampati già in dotazione alle forze di polizia statali e locali. La veridicità delle autodichiarazioni sarà oggetto di controlli successivi e la non veridicità costituisce reato».

Con l’ultimo decreto per contrastare il contagio da coronavirus, che ha reso l’Italia intera zona rossa, blindando le persone in casa, è cambiato tutto. 

Autoisolamento e inquietudine, a casa da soli dobbiamo fare i conti con noi stessi

mercoledì 4 marzo 2020

“Lives not worth living”, an expression to be banned

«How to live Holocaust Remembrance Day well? Remembering the night of humanity in the death camps. But those white souls in the sky ask us for a solemn commitment to keep watch, like sentinels in the morning, so that hatred for man does not return. Even when hatred is called love, even when truth is called a lie, even when darkness has found servants in the world of politics, information, perhaps even in unthinkable places».

Immagine Memoriale dell'Olocausto in ricordo dei campi di sterminio nazisti

mercoledì 3 luglio 2019

Xavier Ducrocq: "Far morire Vincent Lambert significa sotterrare Ippocrate"

Sono ormai quasi 24 ore che Vincent Lambert è privato dell’acqua e del cibo ed è tenuto sotto sedazione profonda. Un atto eutanasico che si sta compiendo nel silenzio complice di un’Europa che ha calpestato i suoi sogni di continente di pace. L’appello di Viviane Lambert all’ONU sembra caduto nel vuoto.

La richiesta urgente del Comitato ONU per i diritti delle persone disabili a continuare l’idratazione e la nutrizione a Vincent è stato finora ignorato dall’ospedale di Reims e dal governo francese. L’unica reazione della struttura è arrivata poche ore fa, con il reclutamento di una squadra di vigilantes privati per blindare l’ospedale. Vincent è prigioniero dell’ospedale che dovrebbe curarlo.


Il comitato “Je soutiens Vincent” segnala, attraverso un comunicato, l’intervento del neurologo Xavier Ducrocq, che qui vi ripropongo in italiano. 

Il neurologo Xavier Ducrocq ristabilisce la verità medica sul caso Vincent Lambert: «L’uomo, la cui eutanasia ha preso avvio martedì mattina, non è in fin di vita e non è in una situazione di irragionevole ostinazione. “Fermare i trattamenti” significa semplicemente lasciarlo morire di fame e di sete. Nel 2013 Vincent ha resistito a trent’un giorni di privazione di qualsiasi alimentazione, con un’idratazione minima. Tanto che, per ricominciare (la procedura N.d.T.), si accompagna questa privazione della nutrizione ad una sedazione profonda, fino ad arrivare alla morte. In nome della legge! 

lunedì 26 febbraio 2018

Giovanni Paolo II: "Scegliere incondizionatamente a favore della vita"

«(…) Purtroppo, questo inquietante panorama, lungi dal restringersi, si va piuttosto dilatando: con le nuove prospettive aperte dal progresso scientifico e tecnologico nascono nuove forme di attentati alla dignità dell'essere umano, mentre si delinea e consolida una nuova situazione culturale, che dà ai delitti contro la vita un aspetto inedito e — se possibile — ancora più iniquo suscitando ulteriori gravi preoccupazioni: larghi strati dell'opinione pubblica giustificano alcuni delitti contro la vita in nome dei diritti della libertà individuale e, su tale presupposto, ne pretendono non solo l'impunità, ma persino l'autorizzazione da parte dello Stato, al fine di praticarli in assoluta libertà ed anzi con l'intervento gratuito delle strutture sanitarie. (…)

La stessa medicina, che per sua vocazione è ordinata alla difesa e alla cura della vita umana, in alcuni suoi settori si presta sempre più largamente a realizzare questi atti contro la persona e in tal modo deforma il suo volto, contraddice sé stessa e avvilisce la dignità di quanti la esercitano. (…) 


mercoledì 19 luglio 2017

L'amico "sentinella" fuori tempo massimo

Tutti noi abbiamo almeno un amico che esercita la facile consuetudine di “sentinella antifascista-antinazista”. Il termine “consuetudine” non vuole dispregiare, indica solo che non è la dedicazione di una vita: prima viene un lavoro lautamente retribuito, poi, nel tempo libero (che è sacro) si combattono fascismo e nazismo. 
Per lui sono fascisti tutti quelli dal centro in poi, in direzione destra ovviamente. Sono fascisti gli anziani che controllano il portafoglio su un autobus affollato, sono fascisti quelli che discutono di immigrazione senza attivare il mantra (è un playback ormai) dell’accoglienza, sono fascisti i proprietari di quella pizzeria che espone la bandiera italiana (il tricolore va esposto solo negli stadi). 


Lui qualche mantra lo ha, il suo profilo facebook ne è costellato: “la prima cosa che insegnerò ai miei figli sarà odiare i fascisti”, “la pace è un sogno possibile”, e così via. Superando il fastidio di essere guardati con sospetto dall’amico in questione quando si controlla il portafoglio su un autobus affollato stile scatola di sardine, fa simpatia vedere cotanta attenzione sul pericolo di una nuova dittatura. A scuola e in università si parla già molto di fascismo e nazismo, però riconoscere come male ciò che è male non fa mai male, quindi melius abundare quam deficere. Diciamolo, vista l’aria che tira è anche rassicurante scoprire di non essere l’unico a preoccuparsi.