sabato 23 gennaio 2021

Non è colpa della Lombardia

Quindi se a fine anno la Lombardia sbaglia i conti sul residuo fiscale nessuno a Roma controlla? No, c’è qualcosa nella narrazione dominante sulla Lombardia che non convince più. 

Dal 23 febbraio 2020 la regione si è trovata ad affrontare un virus nuovo, sconosciuto, che nel giro di pochi giorni ha trasformato interi paesi in epicentri della pandemia, ha chiuso intere comunità in casa e ha cancellato vite umane e posti di lavoro. 

Milano dall'alto

Ricordo quando è arrivata in redazione la prima agenzia su Codogno, ero di ritorno da una conferenza stampa (di tutt’altro registro) al San Matteo. Nel giro di poche ore la situazione è precipitata, con persone (basti pensare a Castiglione D’Adda e Codogno) chiuse in casa per il timore di un nemico invisibile, capace forse di viaggiare nell’aria, di colpire anche con le finestre chiuse. Le forze dell’ordine in strada a circoscrivere i paesi con più contagiati, le terapie intensive che si riempivano a una velocità incontrollabile, addirittura, misura che non si ricorda nella storia recente, la sospensione delle Messe con concorso di popolo

La Lombardia non è stata colpita dal Covid-19, è stata investita in pieno, e ha tremato. Eppure, mai è cessato il fuoco contro la regione (e la Regione). Cattiva gestione, impreparazione, terapie intensive al collasso e numero dei morti in crescita esponenziale: tutto è stato addossato alla Regione, che intanto subiva una pressione mediatica esclusiva, come se il coronavirus avesse preso residenza a Milano e non potesse superare i confini regionali. 

Esagerati i lombardi che si chiudevano in casa, irresponsabili i lombardi che continuavano a uscire, ipocondriaci quelli che cercavano le mascherine, assassini quelli che non le indossavano. E così via, per settimane, nonostante le vite che si spegnevano a ogni ora del giorno e della notte.

Qualcuno è scappato, di notte, con il buio, approfittando della vergognosa diffusione delle bozze dei primi Dpcm, molti sono rimasti e si sono rimboccati le maniche accanto ai lombardi, insieme ai lombardi. E, pur tremando sotto i colpi di una pandemia sempre più spaventosa, la regione ha retto. Grazie ai lombardi e a chi è ormai lombardo d’adozione e ha scelto di restare per combattere insieme. 

Poi il Covid-19 si è allargato in tutta Italia, ma le inchieste e i reportage hanno continuato a raccontare le difficoltà della Lombardia. È arrivata l’estate, con le prime riaperture, e allora ecco i fotografi sui Navigli a Milano e gli editoriali di fuoco contro i primi timidi tentativi di ricostruire relazioni umane, relazioni in presenza. 

Ora gli errori sull’indice Rt, che hanno costretto la Lombardia a una settimana di zona rossa in più. Restrizioni che sono significate nuove chiusure, nuove depressioni, nuovi fallimenti, nuova solitudine. Ma ancora non basta, a giudicare dal collega di Rai 3 Maurizio Mannoni, che a “Linea Notte” ha commentato: «Non ha fatto male una settimana in più». 

A chi giova questo astio contro la Lombardia? Chi gode nel dimenticare che l’Italia si salva solo se rimane unita? Che la Lombardia non ha mai sospeso la generosità nell’accogliere giovani per studio, persone in cerca di lavoro, malati in cerca di cure. Non ha mai chiuso le porte, né i cordoni della borsa, quando l’Italia ha sofferto. E mai lo farà. 

La linea editoriale che mira a raccontare la Lombardia sempre e comunque come la pecora nera del Paese non è più solo cinica e arrogante. È patetica. 

Leggi anche https://parcodigiacomo.blogspot.com/2020/10/covid-19-se-vince-il-piu-forte.html 

(Image by Mikita Yo from Unsplash)

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