sabato 31 ottobre 2015

Buone nuove da Pavia

Per chi si fosse perso il numero di settimana scorsa de “il Ticino” (venerdì 23 ottobre 2015, anno 124, n. 39), ecco i miei piccoli contributi al nostro settimanale diocesano. Una riflessione sulla preghiera di Apertura del nuovo Anno Accademico, momento che ho avuto il piacere di vivere sia come cantore, con il coro degli universitari “Con un cuore solo”, sia come studente... 


E un commento all’inaugurazione di “ON/OFF”, che ho avuto il piacere di presentare alcune settimane fa. Non esistono tante città ricche di energie giovani come la mia Pavia!
 

P.S. In edicola in questi giorni il numero di venerdì 30 ottobre con una mia riflessione sull’evento “Luce nella notte” e sulla movida pavese. 

lunedì 26 ottobre 2015

"Un ponte tra le Valli"

31 ottobre 2014. Arriva nelle librerie “Un ponte tra le Valli”. E’ il mio primo libro per ragazzi, e va ad affiancare i miei due libri per bambini, “Toppy, un moscerino dal cuore grande” e “Gino e la Vecchia Consigliera”. Un ponte tra le Valli” è una storia fatta di incontri, scontri, scoperte e speranze.
Incontri fra generazioni, perché i protagonisti della storia sono giovani amici che trovano un aiuto inaspettato in una guida matura, saggia, un personaggio molto speciale ispirato e dedicato all’artista Milva, Memoria. Incontri fra popoli diversi, perché la storia si svolge in un futuro ipotetico nel quale il nostro mondo è diviso in due grandi blocchi, la Valle degli Shamaketjiani e la Valle degli Umanoidi, divisi e diversi per tradizioni, culture, storia. Incontri fra la natura, e la vita completamente naturale che caratterizza gli shamaketjiani, e la tecnologia, con la quotidianità fatta di scienza e tecnica degli umanoidi. 


Un ponte tra le Valli” è però anche una storia di scontri, come quello fra il mondo dei ragazzi, ricco di inventiva e intraprendenza, e quello degli adulti, disilluso e incapace di cogliere il positivo dell’energia dei giovani. Ed è proprio nella cornice di un grande scontro che tutta la storia si svolge: lo scontro tra verità e menzogna. Tra la verità tanto cercata dai giovani protagonisti e la propaganda, l’ideologia, la menzogna creata dai potenti per garantirsi il controllo sulla Valle. 
Sono molte le scoperte che cinque giovani amici, i Sognatori Selvaggi, faranno grazie all’aiuto di Memoria, e tutto il loro percorso vuole essere un lampo di speranza. La speranza che, anche quando tutto sembra volgere a favore dell’ideologia dominante, c’è sempre qualcuno che lotta per la verità. A volte sono proprio energie giovani, che sanno trovare conferme e consigli in Memoria, ponte umano (anzi, per essere precisi, shamaketjiano) fra generazioni e verità. 
31 ottobre 2015. Un anno di “Un ponte tra le Valli”. E’ stato un anno molto ricco di incontri, scoperte e speranze. Tutto è cominciato il 22 e 23 novembre 2014, quando ho avuto l’onore di presentare come novità “Un ponte tra le Valli” a Milano, al Primo Salone Internazionale della Piccola Editoria. Per poi continuare con le interviste, a Radio Voghera, Radio Libriamoci Web, Radio Lodi, e la sorpresa delle prime recensioni, La Provincia Pavese, Il Ticino, Il Macaone, LiberWeb, e gli incontri nelle scuole, come quelli negli istituti del circolo didattico di Certosa, e le presentazioni, come quella presso la biblioteca “Anna Frank” di San Martino Siccomario, all’interno della manifestazione letteraria “Libri in Libertà”.

Il nuovo libro di Giacomo alla libreria Feltrinelli

A coronare questo anno ricco di emozioni una grandissima sorpresa: il 31 gennaio 2015, “Un ponte tra le Valli” vince il 19° Premio Nazionale Città di Riparbella.Il racconto di carattere fantascientifico ha una sua coerenza e presenta nel finale una morale che è segno di saggezza, in quanto suggerisce soluzioni a problemi mondiali che affliggono l’umanità e costituiscono una minaccia per il futuro…” (dalle motivazioni della giuria). Grazie alla bella risposta di pubblico esce così la seconda edizione di “Un ponte tra le Valli”, in ristampa dopo solo due settimane. Un anno speciale si avvia verso la conclusione... Cosa riserverà il 2016?

Un ponte tra le Valli” è distribuito a livello nazionale da Centro Libri, Libri Diffusi e Licosa. Per librerie la Feltrinelli e Mondadori, ordini diretti a edigio@edigio.it.

Centro Libri
Tel. +39 030 3539292/3
Fax +39 030 3539294
Libri Diffusi
Telefono e Fax: 0222476225
Licosa
Tel. +39 055 64831
Fax +39 055 641257
Ufficio Ordini EdiGio’
Tel. 0382/696748

Un ponte tra le Valli” è in vendita anche su ibs.it e Inmondadori.it. Se preferisci, ordina online “Un ponte tra le Valli” e ritiralo presso la libreria più vicina a te grazie a GoodBook.it. Salvo ristampe, evasione immediata degli ordini.

giovedì 15 ottobre 2015

La luce dell'arte e della cultura si accende a Pavia

Il 20 dicembre 2013 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 2015 “Anno internazionale della Luce e delle tecnologie basate sulla Luce”. Grazie a quattro giovani amici, anche Pavia si accende di arte e di cultura. Una nota canzone dice “Eravamo quattro amici al bar…”; non sappiamo se l’incontro tra Daniele Montera (artista), Andrea Tripaldi (ideatore e curatore), Dario Marino (grafico e allestitore) e Valentina De Nuccio (organizzazione stampa) sia avvenuto proprio in un bar, quel che è certo è che da un incontro casuale sono scoccate delle scintille di luce che hanno portato alla nascita di “ON/OFF”. 
“ON/OFF” è la mostra di Daniele Montera, che con le sue sculture luminose ha illuminato l’InformaGiovani dal 20 al 26 settembre, però è anche qualcosa di più: è il tentativo di riaccendere la speranza, il pensiero, le idee. E’ attraverso la luce che possiamo vedere, conoscere, riconoscere. Possiamo incontrarci, possiamo camminare insieme. Il pericolo di un tramonto forse già in atto della cultura, della solidarietà, forse dell’idea stessa di società, non è cancellato: nell’allestimento della mostra abbiamo trovato l’elemento buio, ma esorcizzato dalla luce delle opere di Montera. 


Da pavese sono stato particolarmente orgoglioso e onorato di presentare, sabato 20 settembre 2015 alle ore 18.00, l’inaugurazione di “ON/OFF” presso l’InformaGiovani di via Paratici, perché ci ha ricordato la nostra vocazione di città universitaria e quindi di forte polo attrattivo di creatività, intelligenza e cultura. Nel sogno di Maria Teresa d’Austria, Pavia doveva diventare la città studi del Lombardo Veneto; è importante ricordarlo oggi, perché Daniele, Andrea, Dario e Valentina, ci dimostrano che quattro energie giovani, unendo intraprendenza e professionalità proprio nella nostra città, possono diventare un vero e proprio faro. Non per guidare, ma per indicare, per risvegliare nel viaggiatore cittadino la speranza della meta. Una meta da scoprire insieme, in un incontro illuminato. La grande risposta di pubblico all’inaugurazione ed il sostegno delle istituzioni pavesi hanno subito manifestato la bellezza di queste energie giovani.
Da questo desiderio di illuminare la città con la cultura è nata l’associazione culturale “ON/OFF”, che si propone di ravvivare il dibattito culturale pavese con proiezioni di film, presentazioni di libri e mostre. E siamo tutti invitati a partecipare, per riscoprire il cuore ricco di arte e cultura della nostra Pavia. Tutti gli appuntamenti su www.facebook.com/onoff2015


(In foto, da sinistra: Massimo Depaoli, Sindaco, Luca Gianfrate, editore catalogo, Dario Marino, grafico e allestitore, Daniele Montera, artista, Giacomo Bertoni, scrittore, Valentina De Nuccio, organizzazione stampa, Andrea Tripaldi, ideatore e curatore, Giacomo Galazzo, Assessore alla Cultura Comune di Pavia)

lunedì 12 ottobre 2015

Passato, presente e futuro all'Arsenale di Pavia

Domenica preziosa con l'apertura straordinaria dell'Arsenale, dove ogni angolo racconta un pezzo di storia, con la mostra dedicata a Maria Corti, presso il Broletto, dove ogni pagina di carta vola sulla fantasia, e con l'esposizione "In-Stallo. Vestire lo spazio", presso Santa Maria Gualtieri, dove l'arte contemporanea ricerca la bellezza. Pavia: città ricca di storia passata, presente e futura. Come si fa a non amarti? 


L’area sulla quale, nel corso degli anni, si è sviluppato l’Arsenale di Pavia così come oggi lo vediamo, venne espropriata nel 1862, un anno dopo la proclamazione dell’Unità di Italia.
La scelta derivò probabilmente dall’essere questa area adiacente alla Caserma Rossani, dove nel 1859 era stato stanziato il Reggimento Pontieri con relative officine. La necessità di nuovi edifici idonei all’attività produttiva che si andava sviluppando e, nel contempo, l’opportunità di una sorveglianza militare di facile attuazione furono probabilmente gli elementi determinanti nella scelta dell’area.


L’area dell’Arsenale è molto grande (mq. 140.000), collocata all’interno dell’edificato e in prossimità del centro storico, si affaccia sul Ticino, è attraversata dal Navigliaccio, al suo interno sono presenti edifici storici di grande interesse. Ha quindi tutte le caratteristiche urbanistiche, ambientali e storiche per farne un grande polo di interesse cittadino, un complesso di spazi, luoghi, edifici per il rilancio dell’iniziativa sociale, economica e culturale dell’intera città. (…) 


Gli edifici storici che abbiamo di fronte sono stati costruiti tra il 1865 e la fine secolo, quindi in un arco di tempo di circa 35-40 anni e secondo progetti diversi e successivi, ma seguendo fedelmente una precisa impostazione iniziale: l’asse di simmetria sul quale, partendo dall’ingresso con cancello arretrato e invito curvilineo sui due lati, si allineano la facciata, gli androni carrai, i cortili e, a finire, il corridoio coperto che divide in due parti l’ultimo edificio. (…) 


Il complesso di edifici che viene normalmente identificato come Caserma Rossani è in realtà l’ex Monastero di San Salvatore, una delle più significative strutture conventuali della nostra città. Le origini risalgono all’epoca longobarda, come attestato da Paolo Diacono (circa 720-799) nella sua Historia Langobardorum. Secondo Paolo Diacono, la chiesa fu fondata nel VII secolo per volontà regia e accolse le spoglie di tre o forse quattro re longobardi.” (da “Storia e architettura dell’Arsenale”, di Enrico Sacchi, “Arsenale creativo”)

domenica 11 ottobre 2015

Il Ministro dell'Istruzione francese: "Cappuccetto Rosso è sessista"

Cappuccetto Rosso non va più bene. La favola con cui generazioni di bimbi si sono addormentati non genera sogni, ma incubi. E non per la catartica paura del lupo, ma per l'impianto della storia. Che, si scopre, è profondamente sessista. Così lo ha giudicato il ministro francese dell'Istruzione Najat Vallaud-Belkacem, che ha scatenato una vera e propria caccia alle streghe, con tanto di moderno Indice dei libri proibiti. Sul banco degli imputati, i manuali scolastici tradizionali. Che a quanto pare sarebbero pieni zeppi di pericolosissimi stereotipi di genere. (…) La ricerca sulle "rappresentazioni sessiste" nel primo anno di scuola elementare scandaglia 22 libri per bambini, in cui solo "il 39% dei personaggi è di sesso femminile". Inoltre i personaggi femminili sarebbero raffigurati nelle vesti di mamma o alle prese con i fornelli. Non lo trovate osceno? Sicuramente è meritevole di censura: non sia mai che un bimbo si faccia delle strane idee.” (dall’articolo di Ivan Francese, “Bufera in Francia: Cappuccetto Rosso è sessista, proibitelo a scuola” “il Giornale”, 08/10/2015) 


Le dichiarazioni del Ministro dell’Istruzione francese sulle fiabe classiche sono preoccupanti e sollevano una curiosità: provengono da una forte ignoranza storica e pedagogica, o sono dettate da una pressione ideologica? Non è stravolgendo le fiabe più antiche che si racconta la bellezza del rispetto, del dialogo e della solidarietà ai bambini. Le fiabe tradizionali, popolari, che discendono dalle opere dei fratelli Grimm, hanno sempre avuto il dono di calmare le inquietudini del fanciullo, parlando al suo inconscio a volte tormentato e cullando i suoi sogni. In queste fiabe (ed in molti racconti moderni per bambini) ci sono già avventure, situazioni, episodi e personaggi capaci di trasmettere i valori fondanti la personalità dell'uomo. Tra le righe si trovano già le risposte che il bambino cerca per sconfiggere le ansie e le paure che lo feriscono. Queste sono le priorità assolute che una fiaba deve rispettare. I primi anni di vita del bambino sono anni delicati, fragili, complessi. Non possiamo usarli noi adulti come terreno per battaglie ideologiche. Il conto, ancora una volta, arriverebbe al tavolo dei bambini. E sarebbe salatissimo.

martedì 6 ottobre 2015

Verso il pensiero unico?

"Quanto più una società si allontana dalla verità, tanto più odierà quelli che la dicono." (George Orwell)

Orwell ha fotografato un pericolo tanto chiaro quanto subdolo: il pensiero unico. L’immagine che lo scrittore ci regala in “1984” non è poi così lontana dalla realtà odierna. Il pensiero unico è la lenta livellazione delle differenze, delle tante sfaccettature che compongono la realtà. E’ l’espressione pratica del desiderio di rendere tutti gli individui staccati fra loro, negare le relazioni vere, cancellare la solidarietà, trasformare i popoli in tante piccole pedine singole, che lottano fra di loro grazie a miseri specchietti per le allodole senza accorgersi che le decisioni più importanti per le loro vite vengono prese dall’alto.
Il pensiero unico trova forza nella solitudine dell’uomo contemporaneo: i nostri ritmi di vita oggi rendono più semplice stare in mezzo a molte persone, anche diverse ogni giorno, ma allontanano la possibilità di instaurare relazioni vere. Lo ha detto anche Papa Francesco pochi giorni fa: più l’individuo è isolato, più è manipolabile. E se è sciocco lasciarsi travolgere da manie di complottismo, è altrettanto colpevole fingere di non vedere le pressioni e le trame nascoste (ma non troppo) di lobby e multinazionali. 

Nel tempo del conformismo planetario, essere inattuali e fuori moda è un valore.” (Diego Fusaro)

E’ facile cadere nella trappola tesa anche dai mass media, che propongono ogni giorno un argomento “caldo”, un tema sensibile che distrae, e mentre litighiamo per cambiare il nome ad una tassa non vediamo ciò che viene deciso per il nostro futuro. “E’ importante parlare di economia oggi per sapere come va il mondo”. Ma alla base di tutto c’è ancora una volta la morale. La morale di chi decide le sorti dei popoli lasciandosi influenzare da lobby e convenienze, la morale di chi sa e tace, di chi finge di non capire, di chi non si interessa. Siamo anche noi responsabili, ciascuno nel proprio piccolo, di ciò che avviene nel mondo. Sembra che stiamo perdendo tutto ciò che ci rende diversi, e per questo simili. E ciò avviene a livello culturale, ma anche con scelte economiche. Pensiamo alla morte silenziosa di librerie indipendenti, di editori indipendenti, alla centralizzazione del mondo della rete in mano a pochissimi, potentissimi uomini. Vengono veicolate le informazioni, create le notizie, e non c’è posto per chi non è d’accordo.
Non c’è soluzione? No, non è vero. C’è la consapevolezza, che può guidare le nostre scelte in una ricerca continua della verità. Difficile, scomoda, ma vera. 

Momenti bui e difficili ci attendono. Presto dovremo affrontare la scelta fra ciò che è giusto e ciò che è facile.” (J.K. Rowling)

domenica 4 ottobre 2015

Papa Francesco apre il Sinodo sulla Famiglia

Papa Francesco ha aperto il Sinodo sulla Famiglia con un’omelia intensa, che profuma di profezia. Le sue parole hanno evidenziato con precisione le difficoltà e le sfide che già vediamo all’orizzonte, sempre più nitide. Ma hanno anche indicato una via per superarle, per curare le ferite dell’uomo contemporaneo. Sono parole che non credo troveranno molto spazio sui nostri giornali. Condivido con voi alcuni passaggi.  


"(…) La solitudine, il dramma che ancora oggi affligge tanti uomini e donne. Penso agli anziani abbandonati perfino dai loro cari e dai propri figli; ai vedovi e alle vedove; ai tanti uomini e donne lasciati dalla propria moglie e dal proprio marito; a tante persone che di fatto si sentono sole, non capite e non ascoltate; ai migranti e ai profughi che scappano da guerre e persecuzioni; e ai tanti giovani vittime della cultura del consumismo, dell’usa e getta e della cultura dello scarto.
Oggi si vive il paradosso di un mondo globalizzato dove vediamo tante abitazioni lussuose e grattacieli, ma sempre meno il calore della casa e della famiglia; tanti progetti ambiziosi, ma poco tempo per vivere ciò che è stato realizzato; tanti mezzi sofisticati di divertimento, ma sempre di più un vuoto profondo nel cuore; tanti piaceri, ma poco amore; tanta libertà, ma poca autonomia… Sono sempre più in aumento le persone che si sentono sole, ma anche quelle che si chiudono nell’egoismo, nella malinconia, nella violenza distruttiva e nello schiavismo del piacere e del dio denaro.
Oggi viviamo, in un certo senso, la stessa esperienza di Adamo: tanta potenza accompagnata da tanta solitudine e vulnerabilità; e la famiglia ne è l’icona. Sempre meno serietà nel portare avanti un rapporto solido e fecondo di amore: nella salute e nella malattia, nella ricchezza e nella povertà, nella buona e nella cattiva sorte. L’amore duraturo, fedele, coscienzioso, stabile, fertile è sempre più deriso e guardato come se fosse roba dell’antichità. Sembrerebbe che le società più avanzate siano proprio quelle che hanno la percentuale più bassa di natalità e la percentuale più alta di aborto, di divorzio, di suicidi e di inquinamento ambientale e sociale. (…) Ricordo san Giovanni Paolo II quando diceva: «L’errore e il male devono essere sempre condannati e combattuti; ma l’uomo che cade o che sbaglia deve essere compreso e amato […] Noi dobbiamo amare il nostro tempo e aiutare l’uomo del nostro tempo» (Discorso all’Azione Cattolica Italiana, 30 dicembre 1978: Insegnamenti I [1978], 450). E la Chiesa deve cercarlo, accoglierlo e accompagnarlo, perché una Chiesa con le porte chiuse tradisce sé stessa e la sua missione, e invece di essere un ponte diventa una barriera: «Infatti, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli» (Eb 2,11)."