domenica 7 luglio 2019

Don Roberto Colombo: "Vincent Lambert è vivo come lo siamo noi"

«(…) Nessuno può sentirsi escluso dalle implicazioni che la storia del signor Lambert ha per ciascuno di noi, i nostri genitori e i nostri figli, le generazioni future e la società e la cultura che prepariamo per loro. Anzitutto, il riconoscimento – anche da parte dell’autorevole Comitato delle Nazioni Unite per i diritti delle persone con disabilità che ha accolto ed esaminerà l’istanza dei genitori di Vincent di non provocarne intenzionalmente il decesso – che egli è un “disabile”, gravemente cerebroleso ma pur sempre un portatore di handicap, non un paziente nella fase “terminale” della sua malattia, né un morente in stato di agonia o pre-agonia.

Veglia di preghiera per Vincent

Il signor Lambert è vivo senz’ombra di dubbio clinico, a pieno titolo come lo siamo noi, un disabile o un anziano non autosufficiente. Non è possibile dichiararlo morto con il criterio cardiocircolatorio-respiratorio (respira senza assistenza ventilatoria e ha un battito cardiaco spontaneo) e neppure con quello neurologico (non è in stato di “morte cerebrale”).

Si può solo farlo morire intenzionalmente attraverso un atto di eutanasia omissiva, sospendendo l’idratazione e la nutrizione necessarie alle sue funzioni fisiologiche essenziali (come alle nostre) dopo averlo sedato in modo profondo perché non abbia coscienza di quanto gli viene fatto e non soffra per la disidratazione e l’inanizione. (…)

venerdì 5 luglio 2019

Andy Rocchelli, la guerra e le "Volpi scapigliate"

«Cento morti solo ieri, metà dei quali civili, incursioni aeree sopra Donetsk, caccia ed elicotteri di Kiev che sorvolano Lugansk, il Donbass ribelle sotto l’urlo dell’esercito ucraino, quattro osservatori dell’Osce nelle mani delle milizie filo-russe mentre a Kharkov si recuperano le salme del fotoreporter italiano Andrea Rocchelli e del suo collega Andrej Mironov. Difficile continuare a chiamare quella ucraina una "guerra a bassa intensità". Difficile non definirla una guerra civile».

Così scrive, il 28 maggio del 2014, Giorgio Ferrari, dalle pagine degli Esteri di Avvenire. Il suo pezzo è, per molti, un pugno nello stomaco. Di fronte a questa fotografia drammatica, la retorica rassicurante del “noi non c’entriamo” non rassicura più. E la consapevolezza che il conflitto ucraino sia cosa alquanto seria si fa piena. Il conflitto riguarda anche l’Italia, riguarda tutta l’Europa. In mezzo agli scontri armati ci sono civili indifesi, ci sono anziani e bambini. 

Serata di presentazione di Volpi Scapigliate, in ricordo di Andy Rocchelli

Il 15 aprile 2016 la BBC realizza un documentario, rilanciato in Italia da Leone Grotti sulle pagine di Tempi, sull’autoproclamata Repubblica del popolo di Donetsk. Grotti scrive: «La guerra civile in Ucraina va avanti dall’aprile del 2014. Dopo due anni sono morte più di 9 mila persone, mentre 3,5 milioni necessitano di aiuti alimentari e sanitari per sopravvivere. L’Occidente, che prima ha soffiato sul fuoco e poi ha favorito una riconciliazione tra Mosca e Kiev solo quando la situazione era ormai degenerata, ha promosso gli accordi di pace di Minsk II: firmati nel febbraio del 2015, non sono mai stati davvero implementati».

I civili raccontano: «È difficile quando giorno dopo giorno cadono le bombe e volano i proiettili, è davvero difficile. Ma continuiamo a vivere qui». A Oleksandrivka, territorio ribelle, ad appena 800 metri dal confine dove si spara ancora, c’è una scuola. All’entrata una cartello emblematico: «Sono vietate le armi all’interno». L’insegnante, Valentina Cherkas, ha una sola parola per descrivere quello che sta succedendo: «Follia. Io sono ucraina ma il Donbass è la mia terra. È come se mi avessero tagliato a metà».

Ancora una volta, e in questo la guerra non si tradisce mai, i civili si ritrovano in una strage. Nicola Lombardozzi, inviato a Mosca di Repubblica, il 31 gennaio del 2015 scrive: «Muoiono ancora civili nella guerra di Ucraina, questa volta anche cinque anziane pensionate straziate da un proiettile d'artiglieria ucraino a Donetsk mentre facevano la coda per la distribuzione di pacchi di aiuti umanitari: coperte, qualche scatoletta, poveri generi di conforto. Insieme ad altri passanti, beccati da proiettili vaganti nelle strade del capoluogo ribelle del Donbass, le donne di Donetsk portano a 12 il numero quotidiano delle vittime innocenti in città. Da maggio ad oggi siamo già a quasi seimila». 


mercoledì 3 luglio 2019

Xavier Ducrocq: "Far morire Vincent Lambert significa sotterrare Ippocrate"

Sono ormai quasi 24 ore che Vincent Lambert è privato dell’acqua e del cibo ed è tenuto sotto sedazione profonda. Un atto eutanasico che si sta compiendo nel silenzio complice di un’Europa che ha calpestato i suoi sogni di continente di pace. L’appello di Viviane Lambert all’ONU sembra caduto nel vuoto.

La richiesta urgente del Comitato ONU per i diritti delle persone disabili a continuare l’idratazione e la nutrizione a Vincent è stato finora ignorato dall’ospedale di Reims e dal governo francese. L’unica reazione della struttura è arrivata poche ore fa, con il reclutamento di una squadra di vigilantes privati per blindare l’ospedale. Vincent è prigioniero dell’ospedale che dovrebbe curarlo.


Il comitato “Je soutiens Vincent” segnala, attraverso un comunicato, l’intervento del neurologo Xavier Ducrocq, che qui vi ripropongo in italiano. 

Il neurologo Xavier Ducrocq ristabilisce la verità medica sul caso Vincent Lambert: «L’uomo, la cui eutanasia ha preso avvio martedì mattina, non è in fin di vita e non è in una situazione di irragionevole ostinazione. “Fermare i trattamenti” significa semplicemente lasciarlo morire di fame e di sete. Nel 2013 Vincent ha resistito a trent’un giorni di privazione di qualsiasi alimentazione, con un’idratazione minima. Tanto che, per ricominciare (la procedura N.d.T.), si accompagna questa privazione della nutrizione ad una sedazione profonda, fino ad arrivare alla morte. In nome della legge! 

martedì 2 luglio 2019

Vincent Lambert: non nel mio nome


Potrebbe riprendere fra pochi minuti la procedura di sospensione dell’idratazione e della nutrizione per Vincent Lambert. Vincent respira da solo, si addormenta e si sveglia da solo, segue con lo sguardo i suoi genitori ed è consapevole di ciò che accade attorno a lui. Per ucciderlo sarà necessario interrompere l’idratazione e rimuovere la sonda attraverso la quale viene nutrito, iniziando poi una sedazione profonda per limitare le terribili sofferenze provocate da una morte per fame e per sete. Cosa si può fare ora? Pregare, bussare alle porte di chi può intervenire direttamente per impedire questo atto eutanasico, e tenere lo sguardo fisso sulla Francia. Perché se uno dei Paesi fondatori dell’Europa vuole uccidere un suo cittadino perché disabile, questo gesto non può passare sotto il nostro silenzio complice. Vincent non può essere ucciso nel mio nome.