Blog di Giacomo Bertoni, giornalista e scrittore. Già la Provincia Pavese, Ossigeno per l'informazione, il Ticino, Radio Mater, iFamNews.
Qui si parla di giornalismo, giovani, vita, libri, Chiesa e futuro.
L’assalto alle farmacie in
cerca di integratori di vitamina C, le lunghe code fuori dai supermercati per
il timore di una improvvisa chiusura, i feroci dibattiti sui social tra
sostenitori del lockdown e contrari alle limitazioni imposte da Regioni e
Governo. Sono solo alcune delle immagini che rimangono oggi, mentre il Covid-19
sembra allentare la sua presa, almeno sull’Italia.
Accanto alla pandemia
causata dal virus, il belpaese si è trovato ad affrontarne un’altra,
altrettanto invisibile e altrettanto globale: l’infodemia. Il neologismo è
stato coniato per indicare la grande sete di informazioni che ha caratterizzato
in modo particolare i mesi della Fase 1 quando, con l’Italia intera dichiarata
zona rossa, si è registrato un vero e proprio boom di clic ai siti dei giornali
e un significativo aumento dei dati Auditel.
Secondo Primacomunicazione.it,
durante il lockdown alcuni quotidiani hanno visto un incremento di visite ai
loro siti pari al 30%. Ma con quali risultati?
Eppure c’è molta quiete… Strade semideserte, piazze vuote
e silenziose, giornali allineati su notizie quasi prevedibili ma rassicuranti… E’
la pace? Guardando più attentamente si vedono foglie secche fra i grandi
cespugli verde smeraldo, s’ode che il silenzio della città è in realtà un
respiro soffocato, si scorge il filo rosso che lega le notizie allineate nel
quadro del pensiero unico… Con questa situazione di calma apparente si apre “Un
ponte tra le Valli”…
La libertà si può imprigionare. Certo, non lo si può fare
in un giorno solo: tutti se ne accorgerebbero! Occorre farlo lentamente, oserei
dire dolcemente. Chi prova a svelare l’inganno dietro al politicamente corretto,
chi infrange il sorriso di cartapesta, viene rapidamente reso inoffensivo:
“E’ solo un retrogrado, è contro tutto, è ignorante, è folle…” Le pressioni
vengono da lontano, travalicano i confini nazionali ed i soliti palazzi del
potere. La battaglia in gioco è più grande di semplici elezioni.A chi interessa più amministrare solo i
soldi, quando si possono amministrare le menti?
I primi cooptati dal pensiero
unico (non tutti ovviamente, qualcuno ha la forza di opporsi accettando di
scomparire dalla scena) sono i personaggi famosi, poi i politici, e poi, perché
no, magari anche qualche uomo di Chiesa più abituato alle luci della ribalta.
Un
piccolo esempio totalmente inventato? Gastone è un ladro. Certo, non è un assassino, ma è
un ladro abile e furbo, che appena può ruba ciò che gli interessa, e non lo fa
per necessità estrema perché è già molto ricco. Il tuo cantante preferito gli
dedica una canzone: “Il furto del cuore”, dove racconta di un ladro innamorato,
che ruba cuori e regala amore. Una canzone struggente. Mah, la realtà non è
proprio così… Però dai, è solo una canzone: canta e lascia stare. I giornali
(tutti, o quasi) lo intervistano, raccontando di un uomo di successo, un uomo
affascinante che ha saputo prendere in mano il suo destino. Mah, sarei tentato
di prendere in mano una penna e scrivere una lettera: non mi sembrava questa la
realtà. Però tanto poi non mi ascolta nessuno, lasciamo stare. I politici si
muovono per fare una legge che consenta a Gastone (ricordo, nome e situazione
di pura fantasia) di rubare nella piena legalità. Mah, con tutti i problemi del
mio Paese forse non è la priorità, forse è proprio sbagliato. Dovrei scrivere…
Ma no dai, lo farà qualcun altro. Ecco un’intervista a Mons. In Vino Veritas,
nella quale il porporato ammette che la Chiesa dovrebbe fare un passo avanti e
superare la dottrina secondo la quale rubare è un peccato. Mah, adesso basta,
ora prendo la penna e mi faccio sentire. Come, non c’è più la penna?
Tra le domande che mi fate su “Un ponte tra le Valli”,
molte e diverse fra loro (è bello vedere come ognuno leggendo viva la
storia in modo differente), una senza dubbio ricorre maggiormente: perché ti
sei ispirato a Milva per il personaggio di Memoria?
Milva mi accompagna
musicalmente da anni, più precisamente da quando l’ho “conosciuta” per la prima
volta grazie alla sua partecipazione al Festival di Sanremo del 2007, con il
brano “The show must go on”, di Giorgio Faletti. Quella cascata rossa, quella
voce, quell’interpretazione… Dovevo scoprire qualcosa di più! Pian piano ho
conosciuto la sua sterminata e varia discografia, e più volte ho cercato di vederla
dal vivo, ma solo nel 2011 ci sono riuscito.
22 marzo 2011, Piccolo Teatro
di Milano, un luogo magico e ricco di storia, “La variante di Luneburg”,
un’opera struggente e affascinante, Milva. Una serata indimenticabile, coronata
dall’incontro nei camerini con la Rossa (non mi tremavano le mani, no) alla
quale ho donato “Toppy, un moscerino dal cuore grande” e alcuni dolci tipici
della mia città. Non posso dimenticare il suo stupore nel vedere un libro per
bambini (“Ma io non leggo più favole! Mia figlia è grande, e anche la mia
assistente ormai è grande!”) ma anche l’attenzione e la curiosità con le quali
mi ha ascoltato.
Una diva? Sì, e la cosa che mi è rimasta più impressa è
proprio che nella consapevolezza del suo talento, del suo fascino, c’era un
rifiuto dell’ipocrisia che circonda molti personaggi noti. L’attenzione e il
tempo che quella sera mi ha dedicato sono stati preziosi e sinceri. Avrei
voluto ripetere mille volte quella serata, ma purtroppo la pantera di Goro
aveva già deciso di abbandonare il palcoscenico per concedere più spazio alla
sua vita privata.
Sono stato fortunato però, perché ho potuto incontrarla
un’ultima volta a Bologna, il 1 aprile 2012, per l’ultima rappresentazione
della Variante. L’ultima volta che la sua voce ha scaldato una platea, io
c’ero. Questa volta le ho portato in dono “Gino e la Vecchia Consigliera”, che
nel frattempo era arrivato in libreria, e sono riuscito ad avere una foto di
quell’incontro.
La fatica, la malattia, il tempo: niente poteva impedirle di
salire sul palco quell’ultima volta, e di dare tutta se stessa. La mia non è retorica: in
quel dare tutta se stessa c’era un mix di talento naturale, studio, impegno,
tecnica, bellezza, interpretazione, scelta di uno spettacolo di altissima
qualità, musicisti talentuosi, musica dal vivo (solo strumenti, no tracce
pre-registrate), voce completamente dal vivo (no playback, no pre-rec).
Ottenere anche solo alcuni di questi elementi nei concerti è diventato
ultimamente molto difficile.
Due anni dopo, mentre scrivevo le prime pagine del mio nuovo libro, “Un ponte tra le Valli”, ho iniziato a tratteggiare un personaggio che potesse aiutare i
giovani protagonisti della storia nella loro avventura. Un personaggio maturo,
saggio, ma anche coraggioso e ancora capace di mettersi in gioco. Così è nata
Memoria, e più i suoi contorni diventavano definiti più mi era chiaro che
l’ispirazione veniva da Milva. Memoria ha questo nome perché è una donna che ha
avuto una vita lunga e ricca, e conserva fedelmente esperienze e passato con
grande saggezza.
E’ un personaggio altero, all’inizio pare quasi antipatico, ma
i Sognatori Selvaggi scopriranno presto che questo suo modo di fare è un
rifiuto dell’ipocrisia che abita i palazzi del potere dai quali lei stessa proviene.
E saranno proprio l’ipocrisia, la menzogna, la propaganda, i nemici contro i
quali i giovani amici dovranno scontrarsi. Memoria non aiuterà solo a costruire
ponti fisici: saprà essere ponte tra due generazioni diametralmente
opposte che, se unite, possono fare
moltissimo insieme.
Non voglio svelarvi altro… Se vi va, vi aspetto in libreria!
Negli ultimi tempi fatico a leggere i nostri
quotidiani. Da sempre sono stato abituato a sfogliare ogni giorno queste pagine
dal profumo intenso di mondo, eppure oggi non trovo più quel profumo, un po’
forte forse, ma vero. A leggere alcune interviste, alcuni commenti, ci si
chiede: “Ma dov’è la verità? Dov’è la voce del giornalista che chiede conto di
quanto viene detto? Dov’è il dato di realtà con il quale dovrebbe confrontarsi
questo discorso?”
Spesso, troppo spesso, diviene riconoscibile un filo rosso
che lega le strade percorse da alcuni rami dell’informazione. Un filo che porta
verso il pensiero unico, dimenticando la sua vocazione originaria: raccontare
la verità, rendere consapevoli, dare la libertà. Sì, perché non c’è libertà
senza verità e consapevolezza. Non possiamo dirci liberi se le parole con le
quali ci viene raccontato il mondo sono false, tendenziose, se sono distorte
con noncuranza, travolgendo la realtà empirica con la forza della menzogna. E’
un gioco ingiusto e pericoloso, rafforzato dal “sentito dire”, dai virgolettati
non citati, da tutto quel magma vorticoso che popola i social network. E’ il
gioco del telefono senza fili, solo che qui si gioca con la realtà, e alla fine
del gioco siamo spesso guidati da giocatori invisibili.
Ai bambini racconto questo pericolo facendomi aiutare dalla magia delle
favole in “Gino e la Vecchia Consigliera”: chi racconta le bugie non si
presenta con la scritta “bugiardo” sulla fronte, anzi, appare come la fonte
migliore della verità!
Quindi leggiamo variando le nostre fonti, leggiamo tanto, anche locale, perché ciò
che accade nella nostra comunità è lo specchio di ciò che accade nei piani più
alti dei palazzi di potere. Che non sono più, e da molto, solo quelli della
politica.