sabato 27 febbraio 2021

Milva oggi è libera

«Ingiustamente dimenticata», l’ha definita Renato Zero. «Noi italiani non coltiviamo la memoria», ha aggiunto Diego Della Palma. Da dieci anni la cantante Milva si è ritirata dalle scene e la televisione italiana si è presto dimenticata di lei. Eppure, la Rossa continua a sorprendere il proprio pubblico. Ecco la storia che la tv non può raccontare. 

Dov’è finita Milva? Cosa fa oggi la Rossa? Come sta la pantera di Goro? Sono passati dieci anni da quando la cantante ha annunciato il ritiro dalle scene con un'intensa lettera indirizzata al proprio pubblico. In quel messaggio, intitolato semplicemente “Grazie”, è condensato il saluto al palcoscenico dell’ultima diva dal fascino mitteleuropeo. Un saluto sofferto, segnato dalla malattia, eppure sorprendentemente sereno. Un saluto superbo (nell’accezione evocata da Alda Merini), eppure affettuoso e sincero. 

Oggi Milva «aspetta all’angolo come Marlene», con la consapevolezza di chi ha donato tutto il proprio talento, scoprendo così la libertà. La libertà di fare un passo indietro, fuori dal fascio di luce dell’occhio di bue, la libertà di non dover a tutti i costi occupare uno spazio pubblico per affermare la propria realizzazione. 

Milva oggi

Una libertà incisa nella foto che apre questo articolo (grazie a Edith Meier per averla regalata al blog): per fare un dono agli ammiratori che non smettono di ricordarla, sceglie di farsi fotografare con il disco “Unica” di Ornella Vanoni tra le mani, mentre ascolta le nuove canzoni della collega e ne legge i testi. Un omaggio alla cantante della mala, libero dalle invidie e dai calcoli promozionali. 

Renato Zero, intervenendo con una telefonata a “Domenica in” il 31 gennaio scorso, ha scosso i telespettatori dicendo: «Milva è stata ingiustamente dimenticata». Diego Della Palma, in un video pubblicato su Facebook pochi giorni fa, lamenta la poca memoria dell’Italia nei confronti di Milva, ma come può la televisione di oggi (apparentemente genuina, in realtà incatenata alle tendenze social e alla ricerca del nuovo virale meme trash) dare spazio a questa libertà? 

Se lo spettacolo italiano è un sontuoso matrimonio, allora occorre ricordare che la Rossa non è arrivata all’inizio della cerimonia, con l’abito lindo e il trucco perfetto, ha fatto l’aperitivo e poi se ne è andata via, con la freschezza di chi non affronta le infinite portate e le chiacchiere pungenti. È rimasta per il primo, il secondo e il dolce. Ha conservato il talento fino al brindisi finale. Poi però, posati i calici, ha saputo riconoscere il momento giusto per allontanarsi. Quando la stanchezza negli invitati si fa sentire e la lucidità vacilla, quando le parole sugli sposi diventano forzate e si snodano le cravatte. 

La festa è finita, ma non tutti hanno il coraggio di riconoscerlo. La presenza a tutti i costi per rimpolpare una carriera finita da anni è un atteggiamento tanto diffuso (non solo fra cantanti) quanto lontano dalla Rossa, che per oltre cinquantadue anni non ha lavorato, ma ha ricominciato a lavorare, in una eterna rinascita. Con nuovi dischi, nuovi spettacoli, nuovi tour, nuove melodie e nuovi linguaggi. 

Fin quando è stato possibile farlo, Milva ha offerto al pubblico qualcosa di nuovo. Quando «questa magica e difficile combinazione» non è stata più accessibile, ha detto “basta”. Anche senza il ritiro dalle scene, infatti, sarebbe stato impossibile immaginare la Rossa nel 2021 ospite a “I migliori anni” per cantare “Il mare nel cassetto”. 

Una scelta coraggiosa ma impopolare, non compresa da alcuni fan, non promossa dalle case discografiche e ovviamente rifiutata da un sistema mediatico vorace, desideroso di cannibalizzare qualsiasi cosa (anche i sentimenti e le tragedie, dunque figuriamoci le carriere) per un punto di share in più. 

Ma allora, dov’è finita Milva? Milva oggi è «alle porte di Sirio», è vicina alle «colonne dell’oblio», è «in cima a quelle scale interne della piramide di Cheope», è «sul ciglio di un precipizio», è tra i bagliori di «quei miracoli di sole al Bosforo», è nell’«eco di un canto che va a Lloret», Milva oggi è «la sola figura in attesa nel porto di Brest». Vicina eppure lontanissima, la Rossa oggi non è irraggiungibile, ma per trovarla bisogna imbarcarsi in un viaggio «no time no space». 

Bisogna uscire dagli schemi delle canzoni scritte per la classifica, delle ospitate programmate per lo scontro, degli elogi commossi pubblicati puntualmente troppo tardi. Bisogna andare a Milano in via Rovello, al civico 2, e ascoltare il silenzio musicale del chiostro minore. Passeggiare dietro le sacre quinte della Scala, dell’Opéra di Parigi, del Palau de la Música Catalana a Barcellona, ma anche di teatri meno noti come l’Almeida a Islington, e di chissà quanti altri. 

Milva è sicuramente lì, non si lascia guardare ma si fa ascoltare attraverso una sterminata discografia, che oggi aspetta solo la ristampa completa (encomiabile lo sforzo di Nar International con "La Chanson Française" e “El Tango De Astor Piazzolla”). Per trovare Milva ci vuole tanta libertà. 

Leggi anche https://parcodigiacomo.blogspot.com/2021/02/una-rossa-di-troppo.html 

(Image by Edith Meier for Il parco di Giacomo)

3 commenti:

  1. Meraviglioso articolo che parla di una Artista poliedrica e portentosa una che ha fatto brillare l'italianità nel mondo come uno strale Milva una grande mancanza di rispetto per la considerazione che meriterebbe io l'ho amata e l amerò per sempre peccato che i giovani non possono conoscere queste cose visto l'ostracismo che la Rai continua imperterrita a tributarle con infinita stima

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  2. grazie per queste parole, che arrivano al cuore di chi ama una grande artista come è Milva.

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