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sabato 23 gennaio 2021

Musei e teatri: aprite la bellezza

Festival di Sanremo sì o Festival di Sanremo no? La Rai ha confermato la programmazione del 71° Festival di Sanremo dal 2 al 6 marzo 2021, dunque tra poco più di un mese, ma le polemiche crescono. Se «un Festival senza pubblico non è immaginabile» per il direttore artistico Amadeus, sembra sfumare però la possibilità di tenere il pubblico “in una bolla” su una nave da crociera le due settimane precedenti la manifestazione canora e durante le cinque serate. 

Oltre il frastuono di polemiche annuali, senza le quali forse il Festival stesso sarebbe meno seguito, c’è una questione ineludibile: e allora i musei? E i teatri? Vero, gli italiani sono bravissimi nell’arte del “e allora…?”, ma questa volta non è una fuga argomentativa. 

Visitatore al museo

mercoledì 5 febbraio 2020

Achille Lauro a Sanremo: cosa abbiamo perduto?

«La celebre scena attribuita a Giotto in una delle storie di San Francesco della basilica superiore di Assisi. Il momento più rivoluzionario della sua storia in cui il Santo si è spogliato dei propri abiti e di ogni bene materiale per votare la sua vita alla religione e alla solidarietà». Achille Lauro accompagna con queste parole le foto che lo ritraggono come un novello San Francesco. Foto presto diventate virali, come la sua esibizione di ieri sera al 70° Festival di Sanremo

Achille Lauro al Festival di Sanremo si ispira a San Francesco

lunedì 21 ottobre 2019

Weekend a Firenze: perdersi per ritrovarsi

Quando sento che mi prende la depressione, torno a Firenze a guardare la cupola del Brunelleschi: se il genio dell’uomo è arrivato a tanto, allora anche io posso e devo provare a creare, agire, vivere.” (Franco Zeffirelli) 

La cupola del Brunelleschi compare tra gli alberi di Giardino Boboli

Proprio non riuscivo a capire Firenze. Non trovavo la chiave per andare oltre le immagini da cartolina. Non capivo dove fosse Firenze nei marciapiedi sporchi, spesso maleodoranti. Non capivo dove fosse Firenze in un turismo di rapina, che invade le vie sgomitando, calpestando passanti e lapidi.

Non capivo dove fosse Firenze nel fiume di persone che fotografano all’impazzata senza neanche guardare le opere d’arte disseminate ovunque. Non lo capivo mentre giravo guardando Maps sullo smartphone, preoccupato di raggiungere tutti i monumenti più importanti nei pochi giorni a disposizione. 

La Fontana del Nettuno, nota anche come il Biancone, si trova accanto a Palazzo Vecchio

lunedì 3 giugno 2019

Abbazia di Chiaravalle: dove sono i custodi della storia?

«L’Abbazia di Chiaravalle Milanese, fondata da San Bernardo di Clairvaux nel 1135, è uno tra i più importanti complessi monastici italiani, situato in Milano all’interno del Parco Agricolo Sud Milano. Ancora oggi popolata dalla tradizionale comunità monastica cistercense, è luogo di considerevole valore spirituale e polo di rilievo dal punto di vista storico, artistico e culturale. Il complesso rappresenta una meta turistica di altissimo pregio, il cui valore è stato notevolmente incrementato negli ultimi anni grazie ad interventi di restauro e di valorizzazione». 

Così si legge sul sito monasterodichiaravalle.it, nella sezione “Storia e arte”. Le aspettative dunque sono altissime: si parte alla ricerca di un luogo di pace, silenzio, sulle orme di San Bernardo e San Benedetto.

Da san Bernardo a san Benedetto, le radici dell'Europa passano anche da Chiaravalle

È da questi centri di fede, di arte e di cultura che l’Europa è nata: dalla storia conservata e trascritta in preziosi volumi, dalle tradizioni botaniche e fitoterapiche, dalle comunità che crescevano attorno ai monasteri, dalle relazioni umane coltivate nella quotidianità della campagna, dalle preghiere silenziose e notturne recitate mentre fuori dalle mura il mondo era squassato dalle guerre. 

Entrando nell’antica abbazia, lo sguardo è subito catturato dalle imponenti colonne che sembrano il punto d’incontro tra l’architettura romanica e le linee gotiche, i due stili che caratterizzano l’intera struttura. Gli antichi affreschi sono quasi interamente indecifrabili, ma non è solo il tempo il colpevole.

giovedì 1 febbraio 2018

Milva: 52 anni d'arte

Premio alla carriera sì, premio alla carriera no, il dibattito di queste settimane ha riacceso i riflettori sulla Rossa e sulla sua carriera unica nel panorama musicale italiano. Oggi ci sono giovani che sentono il nome di Milva per la prima volta, ma ci sono anche meno giovani che ritrovano una voce amata e mai dimenticata. Per tutti rimane una storia incredibile, tutta da riscoprire… 

«Dopo aver trionfato in un concorso di voci nuove, arrivando prima su ben 7600 partecipanti, viene lanciata al Festival di Sanremo nel 1961 dove si classifica terza con “Il mare nel cassetto”. L’anno dopo è seconda con “Tango italiano”. In questo periodo canta “Flamenco Rock” e “Milord”, nei quali il suo forte timbro vocale, celebre per la ricchezza di sfumature dai bassi intensi ai vibranti vocalizzi di note alte, trova la sua ideale collocazione esaltando le capacità interpretative notevoli. Vince nel 1971 la Gondola d’Oro con la canzone “La filanda”, che risulta il disco più venduto dell’anno.
Milva interpreta con versatilità la canzone leggera e le opere liriche (ha lavorato con Luciano Berio), il teatro leggero (ha lavorato con Gino Bramieri e Davide Riondino) e quello impegnato (famosissime le sue interpretazioni brechtiane che ne hanno fatto un vero personaggio cult in Germania) passando per spettacoli televisivi (“Palcoscenico” con Oreste Lionello, “Al Paradise” con Heather Parisi) e commedie musicali (“Mai di sabato”, “Signora Lisistrata”, “Angeli in bandiera” e “Un mandarino per Teo”). Ha fatto anche delle incursioni cinematografiche (“La bellezza di Ippolita” con Gina Lollobrigida, “D’amore si muore” con Peppino Patroni Griffi, “Via degli specchi” di Giovanna Gagliardo e “Celluloide” di Lizzani).

sabato 13 gennaio 2018

Milva e Sanremo: premio alla carriera?

Se tu sei vicino a me, sognando insieme a te, la vita è tutta rosa…” È quasi l’ora di cena, dallo stereo arriva la voce maestosa di Milva. L’omaggio a Edith Piaf è solo uno dei tanti regali che la Rossa ha fatto al suo pubblico, pubblico che ha preso per mano e accompagnato per cinquant’anni su strade artistiche sempre nuove e imprevedibili. Da Don Backy a Piazzolla, da Berio a Battiato, da Brecht a Vangelis, da Theodorakis a Faletti, da Morricone a Jannacci. Milva ha sempre voluto provare meraviglia e cantarla, come quando nel 2004 ha dato nuova vita ad alcune poesie di Alda Merini con il disco “Milva canta Merini”.


L’arte è, l’arte deve essere una questione di meraviglia. Un incontro tra sensibilità e verità. Tra la verità, che non è sempre riconoscibile tra le pieghe del quotidiano, e la sensibilità dell’artista, che riesce a scorgerla e a renderla fruibile a tutti. Lo ha fatto egregiamente Milva con “La Variante di Luneburg”, fabula in musica con la quale ha chiuso la sua straordinaria carriera domenica 1 aprile 2012, al teatro Arena del Sole di Bologna. La malattia cercava di avere il sopravvento, ma l’urgenza di cantare ancora una volta le atrocità dell’Olocausto ha vinto i limiti del fisico. Impossibile dimenticare gli applausi scroscianti che hanno interrotto (ebbene sì) l’opera più volte. Milva sentiva che era la sua ultima esibizione, noi avvertivamo la stessa cosa. “Anime bianche nel cielo non vi scordate, per quanto sia il male, non vi scordate”: non c’era solo amore per il pubblico e per il teatro, c’era necessità di cantare. Coscienza e consapevolezza di poter trasmettere un messaggio di senso, regalando pensieri in un’epoca che vuole cancellare ogni forma di pensiero libero. 


venerdì 13 ottobre 2017

Sant'Agostino e gli uomini del Terzo Millennio

Questa sera voglio proporvi un viaggio alla scoperta di Sant’Agostino e dell’attualità del suo pensiero. La produzione letteraria di Agostino è sterminata, il suo pensiero è articolato e complesso. Noi non abbiamo la pretesa di esaurire questa sera un viaggio che richiederebbe molte puntate dedicate, ma la vita di Agostino parla all’uomo di oggi: ci sono inquietudini, che ha vissuto il giovane Agostino, che anche oggi abitano nell’animo dei giovani, ci sono paure e dubbi che nascono anche oggi nel cuore di molti credenti, c’è una sete di verità che ci auguriamo continui ad appartenere a tutti gli uomini. 
Per fare questo viaggio vorrei invitarvi a entrare idealmente con me nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia. Qui, a quest’ora, tutto è avvolto nel silenzio e ci permette di concentrare la nostra attenzione sulla grande arca bianca posta nel presbiterio. In quest’arca sono custodite le spoglie mortali di Sant’Agostino. Siamo qui per ascoltare un santo, padre e dottore della Chiesa…


(audio estratto da "Sant’Agostino e gli uomini del Terzo Millennio”, speciale del 30/09/2017 a cura di Giacomo Bertoni, Radio Mater. Ospiti: padre Mario De Santis, padre agostiniano e rettore della basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, Anna Turra, professoressa di latino e greco presso il liceo classico Ugo Foscolo di Pavia e studiosa appassionata di letteratura antica, don Daniele Baldi, parroco di Santa Maria del Carmine)

giovedì 14 gennaio 2016

La bellezza salverà il mondo

In questi giorni su Facebook circolano video ed immagini che raccontano violenza, guerre, soprusi ed ingiustizie. L’uomo sembra accanirsi su tutto ciò che è bello, su ciò che è vero, come a voler dominare la realtà con la propria piccola forza. A farne le spese? Le donne, gli anziani, i bambini. La vita, la saggezza, il futuro. Mi piacerebbe opporre a queste immagini un fiume di parole, perché le parole sono arte e cultura, sono fede, sono verità. E solo con queste belle speranze possiamo curare le ferite dell’uomo. “La bellezza salverà il mondo” (Fëdor M. Dostoevskij). Diffondiamola.

Sant'Anna, la Vergine e il Bambino con l'agnellino