“È tardi è tardi, ormai dobbiamo andare. Esuli siamo, esuli,
e questa è la condanna: per quanto tu non voglia, il nostro è un congedo.
Ascolta tua madre! Eva non piangere, è inutile sbracciarsi come fronda al vento...
Esuli siamo, esuli, la nostra è una condanna. Puoi solo ricordare quel viale
tanto amato, che ci portava a casa, la nostra casa… La pendola in soggiorno e
il pianoforte a coda, che tua madre suonava… Quante note e la tastiera, il
quaderno di Magdalena, puoi solo ricordare… Ricorda la tua casa, per quanto
puoi. Ricorda, perché mai più, mai più ci torneremo…” ("È tardi", Milva)
In questi giorni gelidi risuonano nella mente e nel cuore le melodie de "La variante di Luneburg". Siamo pietrificati davanti all'orrore. Ma non basta. La memoria da sola non basta se non accende il pensiero sull'oggi: non esistono vite "non degne di essere vissute". Questo l'impegno, ora e sempre, per custodire l'umano.




