Il primo giorno di scuola e... Il mio primo pezzo per "il Timone". Buon nuovo inizio a tutti!
Blog di Giacomo Bertoni, giornalista e scrittore. Già la Provincia Pavese, Ossigeno per l'informazione, il Ticino, Radio Mater, iFamNews. Qui si parla di giornalismo, giovani, vita, libri, Chiesa e futuro.
giovedì 12 settembre 2019
martedì 10 settembre 2019
11 settembre: 18 anni dopo risuona la memoria di Oriana
Stavo guardando la Melevisione. Era un pomeriggio come tanti
altri, con le avventure del Fantabosco a fare da pausa tra un compito e
l’altro. Poi, all’improvviso, le immagini sono cambiate. Oggi non
riesco a ricordare nemmeno se ci sia stata la sigla dell’edizione
straordinaria, in quel caso del Tg3. Ricordo solo che all’improvviso comparvero
sullo schermo due grandi ciminiere. Sì, la mia testa, di fronte
all’inspiegabile, provò ad azzardare questa ipotesi. Una era accesa, una
spenta. Un documentario?
La verità la capii pochi istanti dopo, quando le telecamere inquadrarono la gente che fuggiva terrorizzata. Fuggiva da un orrore che superava qualsiasi immaginazione. L’America? New York? Passarono altri istanti ed ecco, un aereo di linea comparve. Cosa ci fa lì? Vira, vira, vira! E invece continuò il suo viaggio centrando la seconda torre. Ricordo la paura, ricordo la corsa verso il campanello dei vicini, le prime impressioni, la sensazione che il pericolo fosse vicino anche per noi, che eravamo dall’altra parte dell’oceano. Ricordo le preghiere a scuola il giorno dopo, ricordo i dibattiti che infiammarono l’opinione pubblica nei giorni successivi.
La verità la capii pochi istanti dopo, quando le telecamere inquadrarono la gente che fuggiva terrorizzata. Fuggiva da un orrore che superava qualsiasi immaginazione. L’America? New York? Passarono altri istanti ed ecco, un aereo di linea comparve. Cosa ci fa lì? Vira, vira, vira! E invece continuò il suo viaggio centrando la seconda torre. Ricordo la paura, ricordo la corsa verso il campanello dei vicini, le prime impressioni, la sensazione che il pericolo fosse vicino anche per noi, che eravamo dall’altra parte dell’oceano. Ricordo le preghiere a scuola il giorno dopo, ricordo i dibattiti che infiammarono l’opinione pubblica nei giorni successivi.
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| Image by Gerd Altmann from Pixabay |
In modo particolare
il 29 settembre. Quando il 29 settembre del 2001 uscì in prima pagina a nove
colonne “La rabbia e l’orgoglio”, il Corsera andò esaurito in tutte le edicole
italiane già alle 10 del mattino. Il nome “Oriana Fallaci” faceva la
differenza. Perché? Perché Oriana era una “ostinata guastafeste al servizio dei
lettori”, come la ricorda Francesco Cevasco. Perché leggerla significa essere
sbattuti contro il muro, costretti a fare i conti con la verità. E questo deve
fare il giornalismo. Infastidirci, spaventarci, incoraggiarci, svegliarci.
Oggi tanti credono che il giornalismo non serva più, che le notizie si possano trovare cercandole su Google. Ciò che non serve oggi è un giornalismo asservito al potere. Un giornalismo rassicurante, ideologizzato, comodo, superficiale, grossolano, prevedibile o provocatoriamente aggressivo. Un giornalismo che insulta i suoi lettori, definendoli ignoranti e inutili, un giornalismo che seduce i suoi lettori, fingendo rispetto per nascondere meglio l’inganno.
Ma del giornalismo vero, capace di farsi sentinella di fronte al potere, qualsiasi potere, capace di vivere la storia, leggerne la verità tra le righe e raccontarla, ecco, di questo giornalismo abbiamo un disperato bisogno. Oggi che le decisioni non si prendono più solo nei vecchi palazzi del potere, servono voci oneste e coraggiose che ci dicano la verità.
Oggi tanti credono che il giornalismo non serva più, che le notizie si possano trovare cercandole su Google. Ciò che non serve oggi è un giornalismo asservito al potere. Un giornalismo rassicurante, ideologizzato, comodo, superficiale, grossolano, prevedibile o provocatoriamente aggressivo. Un giornalismo che insulta i suoi lettori, definendoli ignoranti e inutili, un giornalismo che seduce i suoi lettori, fingendo rispetto per nascondere meglio l’inganno.
Ma del giornalismo vero, capace di farsi sentinella di fronte al potere, qualsiasi potere, capace di vivere la storia, leggerne la verità tra le righe e raccontarla, ecco, di questo giornalismo abbiamo un disperato bisogno. Oggi che le decisioni non si prendono più solo nei vecchi palazzi del potere, servono voci oneste e coraggiose che ci dicano la verità.
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lunedì 9 settembre 2019
La città dorme, il giornale veglia
Il notturno è uno dei momenti che preferisco. Con la
notte, la redazione si trasfigura: i telefoni smettono di squillare, le voci
concitate tacciono e i computer si spengono. Tutto il palazzo sembra assopirsi.
In realtà, un redattore e il caporedattore (e alcuni poligrafici) rimangono
ancora a vegliare. Il lavoro è tanto: ci sono da controllare tutte le pagine,
c’è da dare forma alla prima, c’è da verificare che nessuna notizia dell’ultimo
minuto rimanga fuori.
Mentre le rotative si preparano a partire, fuori dalle finestre anche la città rallenta. I colori della facciata si riflettono sull’acqua serena del Naviglio e rimbalzano dolcemente tra le scrivanie, dando un nuovo volto a tutte le cose. Il giorno pian piano finisce, noi dobbiamo raccontarlo fino all’ultimo bagliore.
Mentre le rotative si preparano a partire, fuori dalle finestre anche la città rallenta. I colori della facciata si riflettono sull’acqua serena del Naviglio e rimbalzano dolcemente tra le scrivanie, dando un nuovo volto a tutte le cose. Il giorno pian piano finisce, noi dobbiamo raccontarlo fino all’ultimo bagliore.
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domenica 8 settembre 2019
#nondormireaspettandodomani
Non tutto quello che viene dal mondo è malvagio, non
tutto quello che viene dal mondo chiama lo sguardo verso l’alto. Eppure è
facile estremizzare. È facile lasciarsi ammaliare dal mondo e accettare la
comodità, di pensiero e di parola. Seguire la corrente spegnendo la coscienza
porta benefici, anche di carriera.
È un peccato però anche rinchiudersi in una
torre filtrando ogni cosa mondana con sguardo accusatorio. L’equilibrio tra le
due posizioni è un percorso accidentato, che richiede lo sguardo vigile delle
sentinelle. Che invita a tenere lo sguardo lesto e al contempo puro,
apprezzando le piccole gioie materiali senza cercare in quelle la meta del
viaggio.
Allora oggi speriamo «che ci sia voglia di fare, che ci sia voglia di
dare, di non fermarsi e lasciarsi andare». Perché «quando ascoltare soltanto non ci
basta più, sveglia il cuore, vai come un martello e dai la voce a chi non ce
l'ha».
sabato 7 settembre 2019
Pavia rinasce dal rispetto
Dal 1361 Pavia accoglie studenti, intellettuali,
professori. Un fiume di cultura e pensiero che, grazie alla sua università, tra
le più antiche al mondo, l’antica Ticinum ha saputo convogliare nelle sue
viuzze longobarde, nelle sue aule, donando nuove opportunità di studio e di
crescita, umana e professionale. Pavia non merita l’ingratitudine. I pavesi non
meritano l’insulto gratuito. In questa città, che è stata capitale del regno
longobardo, c’è ancora amore per la propria storia e voglia di riscatto.
Pavia ha attraversato una profonda crisi, Pavia è mutata, Pavia forse ha perso anche la bussola. Ma guardatela al tramonto, guardate i raggi del sole sui tetti rossi e sulle torri e sui campanili: Pavia non ha mai smesso di brillare. Neanche quando è stata ferita dalle bombe, neanche quando le industrie se ne sono andate, neanche quando la sua Torre Civica è precipitata al suolo. Pavia rinasce dal rispetto di chi la vive ogni giorno.
Pavia ha attraversato una profonda crisi, Pavia è mutata, Pavia forse ha perso anche la bussola. Ma guardatela al tramonto, guardate i raggi del sole sui tetti rossi e sulle torri e sui campanili: Pavia non ha mai smesso di brillare. Neanche quando è stata ferita dalle bombe, neanche quando le industrie se ne sono andate, neanche quando la sua Torre Civica è precipitata al suolo. Pavia rinasce dal rispetto di chi la vive ogni giorno.
giovedì 29 agosto 2019
Il cardinal Robert Sarah: "Solo Dio dà il vero senso al vivere dell'uomo"
«Solo Dio dà il vero senso al vivere dell'uomo, è Dio che
rende possibile una vita più vera, più giusta». Lo ha ripetuto più volte il
cardinal Robert Sarah nella sua omelia per la solennità di Sant’Agostino, in
una basilica di San Pietro in Ciel d’Oro gremita di fedeli. Il cardinal Sarah è
stato accolto dal vescovo di Pavia, monsignor Corrado Sanguineti, e dal priore
della comunità agostiniana, padre Antonio Baldoni.
«Ho il cuore ricolmo di gioia per essere qui questa sera, in mezzo a voi, a presiedere questa solenne celebrazione Eucaristica nel giorno della festa di Sant'Agostino – ha detto, abbracciando con lo sguardo i presenti –. Sono molto legato alla figura del santo vescovo Agostino, un illustre Padre della Chiesa, africano come me». Ed è stato proprio il pensiero di Agostino il filo rosso lungo il quale si è snodata l’omelia del cardinal Sarah, un’omelia accolta da un silenzio profondo.
«Ho il cuore ricolmo di gioia per essere qui questa sera, in mezzo a voi, a presiedere questa solenne celebrazione Eucaristica nel giorno della festa di Sant'Agostino – ha detto, abbracciando con lo sguardo i presenti –. Sono molto legato alla figura del santo vescovo Agostino, un illustre Padre della Chiesa, africano come me». Ed è stato proprio il pensiero di Agostino il filo rosso lungo il quale si è snodata l’omelia del cardinal Sarah, un’omelia accolta da un silenzio profondo.
«Solo Cristo è il
modello e la strada che ci conduce verso la perfezione e la santità. Solo
Cristo, mite ed umile di cuore, può insegnarci l'umiltà, e suscitare in noi e
condurci verso la nostra radicale conversione – ha spiegato il cardinale –. Quanto
abbiamo bisogno oggi di ricercare veramente Dio! Dio non conta più nella nostra
società, Dio non esiste più, non abbiamo più bisogno di Lui! E Agostino oggi ci
insegna a cercare Dio umilmente. Infatti, dai suoi numerosi scritti emerge il
profondo rapporto d'amicizia di Agostino con Dio: in tutta la sua vita si è
prodigato a conoscere e a far conoscere il Signore in quanto “non si può amare
molto chi si conosce poco”. Ha amato e fatto amare Dio, innanzitutto
conoscendolo personalmente mediante un'intensa vita ascetica, fatta di
preghiera, di silenzio e di studio».
Eppure oggi non c’è più spazio per Dio nel quotidiano: «Questa nostra società, come ci hanno ricordato gli ultimi pontefici - in particolar modo san Giovanni Paolo II e papa Benedetto XVI -, imposta il proprio vivere come se Dio non esistesse, in una sorta di apostasia silenziosa e di relativismo. Il pensare di bastare a se stessi ci porta ad escludere Dio dalla nostra vita, e senza Dio l'uomo è davvero misero e povero. Il vero povero non è chi manca di beni materiali, di cibo, di vestiti, ma chi manca di Dio; senza Dio l'uomo ricade in una miseria così grande tanto da dirigere la propria vita verso il baratro della disperazione».
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mercoledì 21 agosto 2019
Terri, Eluana, Charlie, Alfie, Vincent: perché non possiamo tacere
Non dobbiamo dimenticare, non possiamo dimenticare. Anche
se il silenzio si è fatto impenetrabile, anche se ogni tentativo per cancellare
dalla memoria collettiva Vincent Lambert è tutt’ora in atto, noi abbiamo il
dovere di ricordarci di lui. Di un uomo francese di quarant’anni privato di
acqua e di cibo fino alla morte perché in stato di coscienza minima. Di una
famiglia lacerata che ha comunque combattuto fino allo stremo delle forze, con
dignità e rispetto, senza mai scegliere la strada della violenza. Di alcuni
medici che, d’accordo con giudici e con il presidente della Repubblica Macron,
hanno voluto, cercato e ottenuto la morte per Vincent. Di tanti cittadini che
in Francia, in Italia, e in molti Paesi del mondo, hanno organizzato veglie,
hanno sollecitato politici e vescovi, hanno pregato affinché non vincesse
l’orrore.
Le dittature cercano sempre un pertugio dal quale insinuarsi di nuovo nelle società. Si presentano con una nuova maschera, un nuovo colore, ma sono mosse sempre dallo stesso odio per l’uomo e per la verità. Ho voluto raggruppare qui alcuni post che ho pubblicato sulla mia pagina facebook in quelle settimane, pagina sulla quale sono confluite tante persone cercando quelle notizie che i grandi media hanno volutamente taciuto.
Sulla mia pagina ho potuto riportare gli aggiornamenti quasi in tempo reale forniti dagli avvocati della famiglia Lambert, e ho condiviso notizie, riflessioni e confronti da “Tempi”, “La Nuova Bussola Quotidiana” e “Avvenire”. Come per Terri Schiavo, Eluana Englaro, Charlie Gard e Alfie Evans è stato importante scoprire di non essere soli. Anche per questo non dobbiamo dimenticare, non possiamo dimenticare.
8 luglio 2019: «Caro Vincent, ma tu vedi già il Paradiso?
Cosa stai provando ora, mentre le tue labbra si spaccano dopo oltre sei giorni
senza una goccia d'acqua? Cosa pensi del tuo Paese, anestetizzato di fronte
all'orrore? Quali pensieri ti suscita l’immagine di chi, proprio oggi,
organizza barbecue a Parigi, distraendo la propria coscienza dal tuo volto sofferente?
Caro Vincent, ci meritiamo il tuo perdono? Abbiamo protetto i tuoi amati
genitori, Pierre e Viviane, dal dolore più grande che potessero provare? Ci
vedi già piccole pedine informi dall’alto? Schiavi grigi di una dittatura
nuova, che prima ci fa credere liberi persino di poter cambiare la nostra
identità, e poi violenta la nostra intelligenza mentendo sulla tua uccisione?
Caro Vincent, la dolce morte non esiste. Perdonaci se non siamo riusciti a
difenderti. Tu stai incontrando il volto più oscuro di questa orrida ideologia,
noi dovremo vivere il suo massimo potere. Ma anche Mordor ha una data di
scadenza».
10 luglio 2019: «Con oggi, siamo al nono giorno di agonia per
Vincent. Nove giorni senza acqua né cibo, eppure Vincent è ancora lì, nel suo
letto d'ospedale. Privato di tutto, sedato, eppure vivo. Vivo come una piccola
luce tremolante in un cielo d'Europa nero di morte».
10 luglio 2019: «Caro
Vincent, sono vicino alla finestra. Dal vetro entrano gli ultimi raggi di sole
della giornata, lì accanto il calendario mi ricorda che il sole tramonta sul
tuo nono giorno di agonia. Sono 9 giorni che non ti viene concessa una goccia
d’acqua, una porzione di cibo, un po’ di vitamine o di elettroliti. Eppure tu,
malato terminale, vegetale, non vita, vita futile, sei vivo. Tu continui a
respirare autonomamente, il tuo cuore continua a pulsare da solo. Sei
aggrappato a questa vita, la pretendi. Da dove ti arriva questa forza che
sconvolge le rassicuranti bugie sul tuo stato di salute? Dove trovi questo
coraggio di lottare con la mancanza d’acqua, con la sedazione profonda? Perché
non ti sei lasciato subito andare? Perché continui a graffiare le nostre
coscienze addormentate e spaventate, terrorizzate all’idea di risvegliarsi e
comprendere l’orrore?».
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vincent lambert
martedì 20 agosto 2019
Non giudicare, non giudicare, non giudicare
«“Quando un datore di lavoro si trova davanti la
possibilità di reclutare una persona che non ha pregiudizi, che non giudica,
che è cooperativo, che è amico di tutti, chi glielo fa fare di non prendere
quello a preferenza di uno che magari usa giudicare il prossimo?”. È sabato
sera, sono le 23, dalla radio arriva la voce squillante di Sofia Corradi,
l’inventrice dell’Erasmus, ospite della trasmissione di Irene Zerbini “Spunti
di vista”, in onda su Radio24. (…)». Per il blog di Costanza Miriano, una
riflessione sulla nostra facoltà di giudicare.
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