«Rimane la croce. Quando le fiamme divorano tutto, rimane
la croce. Quando “la foresta” di 1.300 querce si trasforma in cenere e fumo,
rimane la croce. Quando anche le colonne più solide vacillano, rimane la croce.
È la croce il primo segno luminoso che i pompieri francesi hanno visto quando,
dopo ore di lotta estenuante con l’incendio, sono riusciti ad aprire il portone
di Notre Dame. Nella distruzione più totale, soffocati da una notte resa
insopportabile dal fumo, i loro occhi hanno visto una croce (…)».
Per il blog di Costanza Miriano una conversazione con il vescovo Corrado
Sanguineti sull’incendio che ha devastato la cattedrale di Notre Dame.
Blog di Giacomo Bertoni, giornalista e scrittore. Già la Provincia Pavese, Ossigeno per l'informazione, il Ticino, Radio Mater, iFamNews. Qui si parla di giornalismo, giovani, vita, libri, Chiesa e futuro.
venerdì 19 aprile 2019
domenica 31 marzo 2019
Corale Felice: "È l’amore che vale. Vita in musica e parole"
«Pensate: i veri sogni sono i sogni del ‘noi’. I sogni
grandi includono, coinvolgono, sono estroversi, condividono, generano nuova
vita. E i sogni grandi, per restare tali, hanno bisogno di una sorgente
inesauribile di speranza, di un Infinito che soffia dentro e li dilata. I sogni
grandi hanno bisogno di Dio per non diventare miraggi o delirio di onnipotenza.
Tu puoi sognare le cose grandi, ma da solo è pericoloso, perché potrai cadere
nel delirio di onnipotenza. Ma con Dio non aver paura: vai avanti. Sogna in
grande».
Questo diceva papa Francesco incontrando i giovani durante il Sinodo a loro dedicato, e in fondo cos’è la nostra vita se non un cammino continuo verso un sogno? Un orizzonte, una meta, un obiettivo sperato e sospirato. Una destinazione a volte anche sbagliata, magari resa nebbiosa dall’indecisione o confusa da un’ideologia, che diventa il motore della nostra quotidianità. Un sogno che, durante il lungo percorso, può diventare una mappa sulla quale intravedere il disegno della nostra vita.
Questo diceva papa Francesco incontrando i giovani durante il Sinodo a loro dedicato, e in fondo cos’è la nostra vita se non un cammino continuo verso un sogno? Un orizzonte, una meta, un obiettivo sperato e sospirato. Una destinazione a volte anche sbagliata, magari resa nebbiosa dall’indecisione o confusa da un’ideologia, che diventa il motore della nostra quotidianità. Un sogno che, durante il lungo percorso, può diventare una mappa sulla quale intravedere il disegno della nostra vita.
martedì 12 marzo 2019
Il compleanno e il bilancio... Che quadra
Quando l’adolescenza è ormai passata (ma siamo sicuri?
Sembra ieri…), il compleanno non è più l’attesa dei regali, ma il momento dei
bilanci. Inevitabilmente in questa giornata si butta un occhio dietro le spalle
e si cerca di capire quanta strada è già stata percorsa. Una controllata alla
bussola poi non fa mai male. E nella testa arrivano sempre, puntuali e
maliziose, le note «bilancio che non ho quadrato mai...».
Insomma, dopo i 25 il compleanno inizia a presentare qualche criticità. Ma, sarà la fortuna di condividere la giornata con la nascita al cielo di San Luigi Orione, sarà la gioia di festeggiare mentre sboccia la primavera, il bilancio quadra. Quadra nelle coccole della famiglia a colazione, quadra nei gesti degli amici più cari, negli auguri marchio Frozen, nelle telefonate inaspettate, nei vocali infiniti, nei messaggi che ricordano una fetta di vita, negli abbracci che soffocano. Quadra persino nel profumo della pizza fatta in casa che si sparge ovunque, scaldando il cuore.
E allora nella testa arrivano anche altre note: «Non pensare alle cose di ieri, cose nuove fioriscono già... Aprirò nel deserto sentieri, darò acqua nell'aridità… Perché tu sei prezioso ai miei occhi, vali più del più grande dei tesori… Io sarò con te dovunque andrai».
Insomma, dopo i 25 il compleanno inizia a presentare qualche criticità. Ma, sarà la fortuna di condividere la giornata con la nascita al cielo di San Luigi Orione, sarà la gioia di festeggiare mentre sboccia la primavera, il bilancio quadra. Quadra nelle coccole della famiglia a colazione, quadra nei gesti degli amici più cari, negli auguri marchio Frozen, nelle telefonate inaspettate, nei vocali infiniti, nei messaggi che ricordano una fetta di vita, negli abbracci che soffocano. Quadra persino nel profumo della pizza fatta in casa che si sparge ovunque, scaldando il cuore.
E allora nella testa arrivano anche altre note: «Non pensare alle cose di ieri, cose nuove fioriscono già... Aprirò nel deserto sentieri, darò acqua nell'aridità… Perché tu sei prezioso ai miei occhi, vali più del più grande dei tesori… Io sarò con te dovunque andrai».
martedì 5 marzo 2019
Eppure il cuore continua a cercare
«È inutile continuare a fissare lo smartphone: il led della
notifica non si accende. Anche l’orecchio continua a filtrare i rumori del
traffico, ma non ci sono suonerie vivaci che segnalano l’arrivo di un suo
messaggio. Una storia d’amore non è mai finita davvero fino a quando entrambe
le persone coinvolte non hanno superato la fase più dura: l’accettazione, la
comprensione della fine…» Per il blog di Costanza Miriano una riflessione sul nostro cuore. Che non smette mai di cercare.
venerdì 22 febbraio 2019
Pavia e gli splendori delicati della sua storia
«Anche i milanesi devono concederci che Pavia col bel tempo
è proprio una bella città, forse la più bella città di Lombardia. (Credo che ci
si possa stancare d’esser milanesi; mai d’esser pavesi). Quel cielo manzoniano,
così bello quando è bello, si distende particolarmente su di lei, che se lo
gode sollevandosi tutta — torri chiese case — in un rapimento tranquillo.
Il
bel tempo a Pavia è un accorto compromesso tra l’azzurro dei cieli longobardi e
l’oro dei cieli latini mediterranei: azzurro inverosimile al nord, verso le
Alpi; incandescenza scarlatta al sud, verso gli Appennini; come abbiamo spesso veduto
nei nostri viaggetti in su e in giù, quando eravamo più giovani. Di mezzo, sta
la pausa sospensiva della valle padana, nella quale la luce trova il suo
temperato splendore, la sua mitezza; in essa, Pavia acquista le trasparenze e
gli splendori delicati della sua storia, e i colori sepolti nei secoli delle
sue pietre tornano a gemere e a rivivere, dal rosso delle torri e del castello
al plenilunio di San Michele, la cui arenaria vanisce in una deliquescenza
subacquea.
giovedì 14 febbraio 2019
Tu non credere
Tu non credere. Non credere a chi, invidioso e
insoddisfatto, prospetta solo il fallimento. Non credere a chi, beatamente
accomodato, dice che non c’è più posto. Non credere a chi, con lucida
consapevolezza, cerca di far precipitare a terra il tuo sogno. Segui il
sentiero che hai idealizzato, atteso e sperato. Preparati a renderlo più reale,
più concreto, preparati a ridimensionarlo, ma non accettare di sporcarlo. Mai.
Se la tua fiaccola resterà accesa, se continuerà a brillare vivace verso
l’alto, troverai sicuramente la fine della foresta.
venerdì 8 febbraio 2019
La verità ha bisogno anche di parole
«L’indomani ero partita per il Vietnam. C’era la guerra
in Vietnam e se uno faceva il giornalista finiva prima o poi per andarci.
Perché ce lo mandavano, o perché lo chiedeva. Io l’avevo chiesto. Per dare a me
stessa la risposta che non sapevo dare a Elisabetta, la vita cos’è, per
ricercare i giorni in cui avevo troppo presto imparato che i morti non
rinascono a primavera».
È il 1968. A scrivere, da una camera dell’ultimo hotel ancora in piedi a Saigon, in Vietnam, è Oriana Fallaci. I suoi articoli di inviata, pubblicati sull’Europeo, arrivano in un’Italia scossa dalla contestazione e sono una pioggia di parole che, invece di placare i dibattiti, ne accende di nuovi. Cos’è che le rende capaci di scardinare le nostre rassicuranti certezze? Cos’è che ce le fa sembrare fastidiose, dolorose, difficili?
È il 1968. A scrivere, da una camera dell’ultimo hotel ancora in piedi a Saigon, in Vietnam, è Oriana Fallaci. I suoi articoli di inviata, pubblicati sull’Europeo, arrivano in un’Italia scossa dalla contestazione e sono una pioggia di parole che, invece di placare i dibattiti, ne accende di nuovi. Cos’è che le rende capaci di scardinare le nostre rassicuranti certezze? Cos’è che ce le fa sembrare fastidiose, dolorose, difficili?
In un’intervista
del 1991 a TG1 Sette, mentre dalla Guerra del Golfo lamenta gli ostacoli che
gli Stati coinvolti pongono ai giornalisti, Oriana spiega: «Forse ci sarebbe da
vedere lo sbarco, ma non ci prenderanno. Probabilmente, se riusciremo a entrare
nel Kuwait, ci entreremo quando avranno fatto pulizia. Nel Vietnam abbiamo
raccontato troppo i morti, li abbiamo fatti vedere troppo, con le parole e con
le immagini. E loro non vogliono che si vedano i morti».
Per chi sceglie di fare il giornalista il confronto con queste parole è in realtà uno scontro. Uno scontro quotidiano con un uragano di parole e di pressioni. Dalle storie più semplici da comprendere e da raccontare, i residenti di un quartiere che chiedono una corsa aggiuntiva all’autobus, alle storie più delicate, come le decine di lastre di amianto abbandonate, ancora oggi, all’ex area Necchi.
Per chi sceglie di fare il giornalista il confronto con queste parole è in realtà uno scontro. Uno scontro quotidiano con un uragano di parole e di pressioni. Dalle storie più semplici da comprendere e da raccontare, i residenti di un quartiere che chiedono una corsa aggiuntiva all’autobus, alle storie più delicate, come le decine di lastre di amianto abbandonate, ancora oggi, all’ex area Necchi.
Ricordo il primo incontro con quella che sarebbe diventata poi la mia fonte
principale sul tema, ricordo il plico di fogli che mi ha allungato sul tavolo,
un vero e proprio dossier fatto di analisi, resoconti, dati e fotografie,
ricordo le serate passate a studiare le carte per verificarne la veridicità.
Ogni parola mi parlava, non solo scientificamente, non solo razionalmente, ma
anche emotivamente. I numeri sull’inquinamento della falda acquifera non erano
e non sono solo numeri, i numeri dei poliziotti che lavoravano lì a pochi metri
e che sono morti per tumore negli ultimi anni non sono numeri.
Quando iniziano le interviste arriva uno tsunami di parole: le parole di paura di chi lavora lì, le parole di dolore di chi ha perso un caro e non sa trovare pace, le parole di allarme di alcuni esperti, le parole rassicuranti di altri esperti, le parole fredde della burocrazia e i tanti, troppi silenzi. Ma quando inizi a scrivere l’articolo le difficoltà non fanno un passo indietro. Perché il giornalista inizia a essere tirato per la giacchetta, a volte in realtà spintonato senza troppi riguardi: l’editore vuole un indirizzo, il caposervizio vuole un titolo, la fonte vuole una notizia, gli intervistati che hanno parlato vogliono spazio, gli intervistati che hanno taciuto vogliono poco rumore. E allora, quali parole usare?
Quando iniziano le interviste arriva uno tsunami di parole: le parole di paura di chi lavora lì, le parole di dolore di chi ha perso un caro e non sa trovare pace, le parole di allarme di alcuni esperti, le parole rassicuranti di altri esperti, le parole fredde della burocrazia e i tanti, troppi silenzi. Ma quando inizi a scrivere l’articolo le difficoltà non fanno un passo indietro. Perché il giornalista inizia a essere tirato per la giacchetta, a volte in realtà spintonato senza troppi riguardi: l’editore vuole un indirizzo, il caposervizio vuole un titolo, la fonte vuole una notizia, gli intervistati che hanno parlato vogliono spazio, gli intervistati che hanno taciuto vogliono poco rumore. E allora, quali parole usare?
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lunedì 4 febbraio 2019
GMG: verso Lisbona 2022
«(…) Forse a voi non verrà chiesto il sangue, ma la fedeltà
a Cristo certamente sì! Una fedeltà da vivere nelle situazioni di ogni giorno:
penso ai fidanzati ed alla difficoltà di vivere, entro il mondo di oggi, la
purezza nell'attesa del matrimonio. Penso alle giovani coppie e alle prove a
cui è esposto il loro impegno di reciproca fedeltà. Penso ai rapporti tra amici
e alla tentazione della slealtà che può insinuarsi tra loro. Penso anche a chi
ha intrapreso un cammino di speciale consacrazione ed alla fatica che deve a
volte affrontare per perseverare nella dedizione a Dio e ai fratelli.
Penso ancora a chi vuol vivere rapporti di solidarietà e di amore in un mondo dove sembra valere soltanto la logica del profitto e dell'interesse personale o di gruppo. Penso altresì a chi opera per la pace e vede nascere e svilupparsi in varie parti del mondo nuovi focolai di guerra; penso a chi opera per la libertà dell'uomo e lo vede ancora schiavo di se stesso e degli altri; penso a chi lotta per far amare e rispettare la vita umana e deve assistere a frequenti attentati contro di essa, contro il rispetto ad essa dovuto.
Cari giovani, è
difficile credere in un mondo così? Nel Duemila è difficile credere? Sì! E'
difficile. Non è il caso di nasconderlo. E' difficile, ma con l'aiuto della
grazia è possibile, come Gesù spiegò a Pietro: "Né la carne né il sangue
te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli" (Mt 16,17). Questa
sera vi consegnerò il Vangelo. E' il dono che il Papa vi lascia in questa
veglia indimenticabile. La parola contenuta in esso è la parola di Gesù. Se
l'ascolterete nel silenzio, nella preghiera, facendovi aiutare a comprenderla
per la vostra vita dal consiglio saggio dei vostri sacerdoti ed educatori,
allora incontrerete Cristo e lo seguirete, impegnando giorno dopo giorno la
vita per Lui!
In realtà, è Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae; è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso; è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita; è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare. E' Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna.
In realtà, è Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae; è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso; è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita; è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare. E' Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna.
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