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giovedì 12 dicembre 2019

Soul Food: avete mai volato con il cuore?

Poi all’improvviso ti rivedi sul muro del convento di Santa Maria Incoronata di Canepanova… La prima sera della nuova edizione di “Soul Food 4 You”, quando sono state proiettate nel chiostro del convento alcune delle immagini più significative dello scorso anno, è stato ancora più facile rendersi conto della fortuna. La fortuna di esserci, di far parte di un progetto nuovo, la fortuna di condividere un’alternativa di senso con altri giovani inquieti.

Sì, perché è questa la cifra distintiva di Soul Food: l’inquietudine. Semplicemente, tutto è troppo poco. Abbiamo il futuro nelle nostre mani? Abbiamo mille possibilità di scelta? Possiamo cambiare la nostra vita tutte le volte che vogliamo? A noi tutto questo non basta. C’è qualcosa di più, che continuamente sfugge eppure continuamente richiama: il senso. Perché abbiamo il futuro nelle nostre mani? Perché abbiamo mille possibilità di scelta? Perché cambiare tutto?

Proiezione foto da Soul Food 4 You sul convento di Canepanova

sabato 5 ottobre 2019

Francesco va', ripara la mia Chiesa

La fede cristiana come l’avventura di un amore che afferra l’esistenza e la trasforma. È questa la prospettiva che ancora oggi San Francesco ci invita a considerare per misurare il nostro rapporto con Cristo. Ed è questo l’invito che il vescovo di Pavia, monsignor Corrado Sanguineti, ha rivolto ai fedeli durante l’omelia per la solennità di San Francesco, celebrata nella basilica di Santa Maria Incoronata di Canepanova.

«Per Francesco – ha spiegato il vescovo Corrado –, amare Cristo è amare una persona viva e presente, che si è data per noi, che si è caricata i nostri peccati sul legno della croce e ha lavato la nostra sporcizia con il suo sangue». 

Questo incontro vivo e luminoso stravolge il quotidiano, sveglia dal torpore la coscienza: «San Francesco sarebbe a disagio di fronte a un cristianesimo esangue, ridotto alla difesa di valori, per quanto importanti, come la pace, la cura dell’ambiente, la causa dei poveri – ha ricordato monsignor Sanguineti –. Stiamo attenti al nuovo “moralismo” che tende a rendere accettabile la Chiesa nel consesso del mondo moderno, a condizione che si limiti a diventare una buona agenzia educativa che propugna e difende alcuni valori facilmente condivisibili. Alcuni. Per altri, come la purezza, la castità, il pudore, la custodia e la difesa della vita nascente o morente, non c’è molto spazio». 

Il vescovo di Pavia Corrado Sanguineti a Canepanova per la solennità di San Francesco

venerdì 22 febbraio 2019

Pavia e gli splendori delicati della sua storia

«Anche i milanesi devono concederci che Pavia col bel tempo è proprio una bella città, forse la più bella città di Lombardia. (Credo che ci si possa stancare d’esser milanesi; mai d’esser pavesi). Quel cielo manzoniano, così bello quando è bello, si distende particolarmente su di lei, che se lo gode sollevandosi tutta — torri chiese case — in un rapimento tranquillo. 

Pavia vista dall'alto

Il bel tempo a Pavia è un accorto compromesso tra l’azzurro dei cieli longobardi e l’oro dei cieli latini mediterranei: azzurro inverosimile al nord, verso le Alpi; incandescenza scarlatta al sud, verso gli Appennini; come abbiamo spesso veduto nei nostri viaggetti in su e in giù, quando eravamo più giovani. Di mezzo, sta la pausa sospensiva della valle padana, nella quale la luce trova il suo temperato splendore, la sua mitezza; in essa, Pavia acquista le trasparenze e gli splendori delicati della sua storia, e i colori sepolti nei secoli delle sue pietre tornano a gemere e a rivivere, dal rosso delle torri e del castello al plenilunio di San Michele, la cui arenaria vanisce in una deliquescenza subacquea. 

Il duomo e i tetti di Pavia dall'alto

lunedì 17 dicembre 2018

Un concerto di Natale e il pozzo di Sicar

Concerto di Natale nella basilica di Canepanova a Pavia

Cara Anna Maria, un anno fa tra quei volti e quelle mani che battevano forte c’eri tu. La prima ad alzarsi in piedi con gli occhi lucidi quando anche l’ultima nota dell’ultima canzone era salita lassù, sulla cupola illuminata di Canepanova. 
Ieri sera, quando le nostre voci si sono fermate, ti ho cercata con lo sguardo fra il pubblico. Scioccamente. Perché tu eri lì sull’altare con noi, perché la tua voce limpida si è unita alle nostre voci durante tutto il concerto, perché il tuo cuore batteva più forte assieme ai nostri. Perché persino le tue battute sul mio rapporto complesso con il diaframma erano lì. Rapporto, cara Anna Maria, che continua ad essere problematico anche adesso. 
Il giorno del tuo funerale una signora mi ha detto una frase che ho trovato splendida: “Anna Maria ha trovato a Canepanova il suo pozzo, come la samaritana”. E visto che siamo tutti viandanti, e viandanti parecchio assetati, sono certo che continueremo a incontrarci all’unico pozzo dove la nostra sete può essere davvero placata. 
Arrivederci Anna Maria, grazie di aver cantato con noi ancora una volta. 
Il tuo Giacomino.