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venerdì 9 aprile 2021

Pippa Knight, appello alla regina Elisabetta

Non è un mistero: più volte mi sono trovato in disaccordo con la linea editoriale della Nuova Bussola Quotidiana. Quando è successo, ne ho scritto pubblicamente (qui un esempio). 

Oggi però, quasi unica testata in Italia (doveroso citare Tempi, che non smette mai di essere sentinella sugli Esteri), la Bussola riporta l’appello disperato alla regina Elisabetta della mamma di Pippa Knight, bambina inglese di 6 anni gravemente ammalata per la quale medici e giudici hanno chiesto la sospensione di idratazione, nutrizione e ventilazione assistita. 

Fiore nel deserto

mercoledì 4 marzo 2020

“Lives not worth living”, an expression to be banned

«How to live Holocaust Remembrance Day well? Remembering the night of humanity in the death camps. But those white souls in the sky ask us for a solemn commitment to keep watch, like sentinels in the morning, so that hatred for man does not return. Even when hatred is called love, even when truth is called a lie, even when darkness has found servants in the world of politics, information, perhaps even in unthinkable places».

Immagine Memoriale dell'Olocausto in ricordo dei campi di sterminio nazisti

mercoledì 22 gennaio 2020

Nasce IFamNews: "Raccontiamo l'umano"

«Molti i mali che ci affliggono, ma esiste ancora speranza. E gente buona. La chiamiamo a raccolta». Nasce con questo spirito oggi, dopo molti mesi di lavoro silenzioso, International Family News, il nuovo quotidiano online che vuole raccontare ciò che accade in Italia e nel mondo con un’attenzione particolare per la vita, la famiglia e la libertà religiosa

«La prima causa di morte nel mondo è l’aborto – scrive il direttore, Marco Respinti, nel primo editoriale –. Si muore di meno, molto di meno, per malattie, fumo, alcol, incidenti stradali, omicidi e guerre. Nel 2019 l’olocausto silenzioso dell’aborto, dice l’Organizzazione Mondiale della Sanità, è costato 42,4 milioni di vittime». Questo dato, diffuso agli inizi del nuovo anno, è una notizia, e non occorre essere giornalisti da una vita per rendersene conto. Eppure non ha trovato spazio, se non attraverso “brevi”, sulla maggior parte dei giornali italiani.

IFamNews nasce per questo, perché c’è una porzione significativa di realtà che non viene riportata. Ci sono notizie che non vengono riprese, ci sono storie che non vengono raccontate, ci sono dati che non vengono forniti. 

Nasce IFamNews quotidiano online su vita famiglia e libertà religiosa

giovedì 9 gennaio 2020

Tafida al Gaslini: rinasce la speranza

Le condizioni di salute della piccola Tafida migliorano. Ricoverata dall’ottobre scorso all’ospedale Gaslini di Genova, la bambina rimane attaccata con tenacia alla vita. Con i suoi cinque anni e le sue treccine, Tafida lancia un messaggio al mondo, e in modo particolare al Royal London Hospital di Londra, dove è stata ricoverata a febbraio 2019 in seguito a un’emorragia cerebrale, e dove i medici volevano staccare il ventilatore che la aiutava a respirare. Per il suo “best interest”. 

I genitori di Tafida con Citizen Go chiedono il trasferimento in Italia

venerdì 4 ottobre 2019

Avere cura dell'umano per salvare il Creato

Dal ponte sospeso del Mondino si vedono la Maugeri e il Dea

«Da uno dei ponti sospesi che collegano la torre A e la torre B del Mondino è possibile vedere le grandi sagome della Maugeri e del Dea. Siamo quasi sul tetto della Fondazione Mondino Istituto Neurologico Nazionale di Pavia: immerse nel verde, le due strutture si stagliano nel cielo azzurro di questo giovedì mattina, indifferenti al forte vento che sembra volermi spingere lontano. Tre centri d’eccellenza, centinaia di dipendenti, migliaia di pazienti. (…)». Per il blog di Costanza Miriano, una riflessione nata sul ponte più alto della Fondazione Mondino. 

giovedì 26 settembre 2019

Suicidio assistito, MpV: "Una sconfitta per tutta la società"

«Si può e si deve respingere la tentazione – indotta anche da mutamenti legislativi – di usare la medicina per assecondare una possibile volontà di morte del malato, fornendo assistenza al suicidio o causandone direttamente la morte con l’eutanasia». I vescovi italiani scelgono queste parole di papa Francesco per ribadire il loro “sì” alla difesa della vita, di ogni vita, in modo particolare quando è segnata dalla malattia e dalla sofferenza.

Nella nota della Presidenza della CEI si legge inoltre: «La preoccupazione maggiore è relativa soprattutto alla spinta culturale implicita che può derivarne per i soggetti sofferenti a ritenere che chiedere di porre fine alla propria esistenza sia una scelta di dignità. I Vescovi confermano e rilanciano l’impegno di prossimità e di accompagnamento della Chiesa nei confronti di tutti i malati. Si attendono che il passaggio parlamentare riconosca nel massimo grado possibile tali valori, anche tutelando gli operatori sanitari con la libertà di scelta». 

Corteo in Francia per chiedere la liberazione di Vincent Lambert

mercoledì 21 agosto 2019

Terri, Eluana, Charlie, Alfie, Vincent: perché non possiamo tacere

Non dobbiamo dimenticare, non possiamo dimenticare. Anche se il silenzio si è fatto impenetrabile, anche se ogni tentativo per cancellare dalla memoria collettiva Vincent Lambert è tutt’ora in atto, noi abbiamo il dovere di ricordarci di lui. Di un uomo francese di quarant’anni privato di acqua e di cibo fino alla morte perché in stato di coscienza minima. Di una famiglia lacerata che ha comunque combattuto fino allo stremo delle forze, con dignità e rispetto, senza mai scegliere la strada della violenza. Di alcuni medici che, d’accordo con giudici e con il presidente della Repubblica Macron, hanno voluto, cercato e ottenuto la morte per Vincent. Di tanti cittadini che in Francia, in Italia, e in molti Paesi del mondo, hanno organizzato veglie, hanno sollecitato politici e vescovi, hanno pregato affinché non vincesse l’orrore. 

Le dittature cercano sempre un pertugio dal quale insinuarsi di nuovo nelle società. Si presentano con una nuova maschera, un nuovo colore, ma sono mosse sempre dallo stesso odio per l’uomo e per la verità. Ho voluto raggruppare qui alcuni post che ho pubblicato sulla mia pagina facebook in quelle settimane, pagina sulla quale sono confluite tante persone cercando quelle notizie che i grandi media hanno volutamente taciuto.

Sulla mia pagina ho potuto riportare gli aggiornamenti quasi in tempo reale forniti dagli avvocati della famiglia Lambert, e ho condiviso notizie, riflessioni e confronti da “Tempi”, “La Nuova Bussola Quotidiana” e “Avvenire”. Come per Terri Schiavo, Eluana Englaro, Charlie Gard e Alfie Evans è stato importante scoprire di non essere soli. Anche per questo non dobbiamo dimenticare, non possiamo dimenticare. 

Il racconto degli ultimi giorni di vita di Eluana a cura di Lucia Bellaspiga per Avvenire

8 luglio 2019: «Caro Vincent, ma tu vedi già il Paradiso? Cosa stai provando ora, mentre le tue labbra si spaccano dopo oltre sei giorni senza una goccia d'acqua? Cosa pensi del tuo Paese, anestetizzato di fronte all'orrore? Quali pensieri ti suscita l’immagine di chi, proprio oggi, organizza barbecue a Parigi, distraendo la propria coscienza dal tuo volto sofferente? Caro Vincent, ci meritiamo il tuo perdono? Abbiamo protetto i tuoi amati genitori, Pierre e Viviane, dal dolore più grande che potessero provare? Ci vedi già piccole pedine informi dall’alto? Schiavi grigi di una dittatura nuova, che prima ci fa credere liberi persino di poter cambiare la nostra identità, e poi violenta la nostra intelligenza mentendo sulla tua uccisione? Caro Vincent, la dolce morte non esiste. Perdonaci se non siamo riusciti a difenderti. Tu stai incontrando il volto più oscuro di questa orrida ideologia, noi dovremo vivere il suo massimo potere. Ma anche Mordor ha una data di scadenza».

La Cassazione francese sul caso di Vincent Lambert

10 luglio 2019: «Con oggi, siamo al nono giorno di agonia per Vincent. Nove giorni senza acqua né cibo, eppure Vincent è ancora lì, nel suo letto d'ospedale. Privato di tutto, sedato, eppure vivo. Vivo come una piccola luce tremolante in un cielo d'Europa nero di morte». 

10 luglio 2019: «Caro Vincent, sono vicino alla finestra. Dal vetro entrano gli ultimi raggi di sole della giornata, lì accanto il calendario mi ricorda che il sole tramonta sul tuo nono giorno di agonia. Sono 9 giorni che non ti viene concessa una goccia d’acqua, una porzione di cibo, un po’ di vitamine o di elettroliti. Eppure tu, malato terminale, vegetale, non vita, vita futile, sei vivo. Tu continui a respirare autonomamente, il tuo cuore continua a pulsare da solo. Sei aggrappato a questa vita, la pretendi. Da dove ti arriva questa forza che sconvolge le rassicuranti bugie sul tuo stato di salute? Dove trovi questo coraggio di lottare con la mancanza d’acqua, con la sedazione profonda? Perché non ti sei lasciato subito andare? Perché continui a graffiare le nostre coscienze addormentate e spaventate, terrorizzate all’idea di risvegliarsi e comprendere l’orrore?».

Il comitato ONU sul caso di Vincent Lambert

domenica 7 luglio 2019

Don Roberto Colombo: "Vincent Lambert è vivo come lo siamo noi"

«(…) Nessuno può sentirsi escluso dalle implicazioni che la storia del signor Lambert ha per ciascuno di noi, i nostri genitori e i nostri figli, le generazioni future e la società e la cultura che prepariamo per loro. Anzitutto, il riconoscimento – anche da parte dell’autorevole Comitato delle Nazioni Unite per i diritti delle persone con disabilità che ha accolto ed esaminerà l’istanza dei genitori di Vincent di non provocarne intenzionalmente il decesso – che egli è un “disabile”, gravemente cerebroleso ma pur sempre un portatore di handicap, non un paziente nella fase “terminale” della sua malattia, né un morente in stato di agonia o pre-agonia.

Veglia di preghiera per Vincent

Il signor Lambert è vivo senz’ombra di dubbio clinico, a pieno titolo come lo siamo noi, un disabile o un anziano non autosufficiente. Non è possibile dichiararlo morto con il criterio cardiocircolatorio-respiratorio (respira senza assistenza ventilatoria e ha un battito cardiaco spontaneo) e neppure con quello neurologico (non è in stato di “morte cerebrale”).

Si può solo farlo morire intenzionalmente attraverso un atto di eutanasia omissiva, sospendendo l’idratazione e la nutrizione necessarie alle sue funzioni fisiologiche essenziali (come alle nostre) dopo averlo sedato in modo profondo perché non abbia coscienza di quanto gli viene fatto e non soffra per la disidratazione e l’inanizione. (…)

mercoledì 3 luglio 2019

Xavier Ducrocq: "Far morire Vincent Lambert significa sotterrare Ippocrate"

Sono ormai quasi 24 ore che Vincent Lambert è privato dell’acqua e del cibo ed è tenuto sotto sedazione profonda. Un atto eutanasico che si sta compiendo nel silenzio complice di un’Europa che ha calpestato i suoi sogni di continente di pace. L’appello di Viviane Lambert all’ONU sembra caduto nel vuoto.

La richiesta urgente del Comitato ONU per i diritti delle persone disabili a continuare l’idratazione e la nutrizione a Vincent è stato finora ignorato dall’ospedale di Reims e dal governo francese. L’unica reazione della struttura è arrivata poche ore fa, con il reclutamento di una squadra di vigilantes privati per blindare l’ospedale. Vincent è prigioniero dell’ospedale che dovrebbe curarlo.


Il comitato “Je soutiens Vincent” segnala, attraverso un comunicato, l’intervento del neurologo Xavier Ducrocq, che qui vi ripropongo in italiano. 

Il neurologo Xavier Ducrocq ristabilisce la verità medica sul caso Vincent Lambert: «L’uomo, la cui eutanasia ha preso avvio martedì mattina, non è in fin di vita e non è in una situazione di irragionevole ostinazione. “Fermare i trattamenti” significa semplicemente lasciarlo morire di fame e di sete. Nel 2013 Vincent ha resistito a trent’un giorni di privazione di qualsiasi alimentazione, con un’idratazione minima. Tanto che, per ricominciare (la procedura N.d.T.), si accompagna questa privazione della nutrizione ad una sedazione profonda, fino ad arrivare alla morte. In nome della legge! 

martedì 2 luglio 2019

Vincent Lambert: non nel mio nome


Potrebbe riprendere fra pochi minuti la procedura di sospensione dell’idratazione e della nutrizione per Vincent Lambert. Vincent respira da solo, si addormenta e si sveglia da solo, segue con lo sguardo i suoi genitori ed è consapevole di ciò che accade attorno a lui. Per ucciderlo sarà necessario interrompere l’idratazione e rimuovere la sonda attraverso la quale viene nutrito, iniziando poi una sedazione profonda per limitare le terribili sofferenze provocate da una morte per fame e per sete. Cosa si può fare ora? Pregare, bussare alle porte di chi può intervenire direttamente per impedire questo atto eutanasico, e tenere lo sguardo fisso sulla Francia. Perché se uno dei Paesi fondatori dell’Europa vuole uccidere un suo cittadino perché disabile, questo gesto non può passare sotto il nostro silenzio complice. Vincent non può essere ucciso nel mio nome.

venerdì 28 giugno 2019

Francia, sentenza inappellabile: Vincent Lambert deve morire


La Cassazione ha condannato Vincent Lambert a morire di fame e di sete. Quale colpa ha Vincent? Una sola: Vincent vuole vivere. Vincent, nonostante il gravissimo incidente subito dieci anni fa, vuole continuare a vivere, a respirare da solo, a salutare con lo sguardo la sua mamma e il suo papà. Vincent ci ricorda che la vita vale la pena sempre. Vincent è l’argine che ci difende da una dittatura nella quale non ci sarà posto per gli improduttivi, i diversi, i fragili. Non ci sarà pietà per chiunque non risponderà ai canoni del consumatore perfetto: lavoratore senza affetti né coscienza. E in questo silenzio agghiacciante, mentre il cielo dell’Europa è oscurato da nubi di morte, Vincent, dal suo letto d’ospedale, salva tutti noi.

lunedì 17 giugno 2019

La dolce morte non esiste

Articolo per blog di Costanza Miriano sull'eutanasia

«Lavoro, palestra, apericena, casa, vacanza. Finalmente siamo liberi. Finalmente la nostra vita è veramente nelle nostre mani. Quali altre generazioni, fra quelle che ci hanno preceduti, hanno avuto a disposizione la stessa nostra libertà, unita alla stessa generosità di risorse che caratterizza il nostro tempo? Non possiamo solo sognare un lavoro di successo, possiamo anche provare a ottenerlo. E se non arriva in Italia, arriverà magari in un altro Paese. Possiamo cambiare il nostro fisico, con sessioni in palestra per scolpirlo, integratori per potenziarlo e chirurgia estetica per trasformarlo. Possiamo cambiare città, lavoro, amicizie, relazione, possiamo ricominciare da capo più e più volte la nostra vita. È un po’ come rinascere, e spetta solo a noi decidere quando e come farlo. (…)». Per il blog di Costanza Miriano, una riflessione sulla nostra libertà.