venerdì 13 novembre 2020

Piovono bufale: come difendersi

«Il Natale è spirituale non viene bene farlo in tanti», il premier Giuseppe Conte. «Le feste natalizie? Meglio trascorrerle su Skype», Massimo Galli, primario infettivologo dell'ospedale Sacco di Milano, che ospite di “Mattino Cinque” aggiunge: «I regali dovrebbero essere acquistati esclusivamente su Internet, il cenone dovrebbe avvenire in gruppi ristretti magari collegandosi in video-chiamata». E ancora: «Lockdown? Io non esco già più di casa», la professoressa Ilaria Capua. «Napoli è malata, agire o sfileranno le bare», Bruno Zuccarelli, vice presidente dell'Ordine dei medici di Napoli. 

Questo è il clima che si respira visitando le versioni online di alcuni quotidiani e accendendo la tv. Sempre più spesso la caccia all’ultimo clic prende il sopravvento, e la situazione degenera. Se poi, per puro masochismo, si aprono i social, si viene inondati da “articoli” e video provenienti dai siti più bizzarri, spesso anonimi, e lì la ricerca della verità diventa una vera mission impossible: «Quello che nessuno vuole dirti», «La grande bugia del coronavirus», «Ecco perché le mascherine fanno solo male», «Manda subito questo messaggio a tutti i tuoi contatti, ecco come vogliono tracciarci», «Colpo di Stato», «Tutti in farmacia a prendere il bionitratodiammonioecadmio…», e si potrebbe continuare per pagine e pagine. 

Fake News

La seconda ondata di infodemia è già qui. Sta travolgendo tutto e tutti, e sta portando al risultato temuto: la polarizzazione estrema delle posizioni. Da un lato i “chiudiamoci tutti e buttiamo via la chiave”, dall’altro i “è tutto un complotto bruciamo le mascherine”. 

In questo magma incontrollabile di informazioni allarmistiche e spesso contraddittorie, come giornalisti corriamo un pericolo molto serio: rincorrere i clic e le tendenze. Un lavoro che viene benissimo a molti siti e canali YouTube: pronti a captare l’insofferenza e a nutrirla con teorie di complotto, capaci di fiutare la paura e pronti ad accrescerla con la narrazione del nemico ad ogni costo. 

Dove hai letto questa notizia? «Su un sito». È una testata giornalistica? «Non credo, non so, no». È gestito da un giornalista? «Certo». È iscritto all’albo? «Ah, beh no». Cosa fa per vivere? Perché spende il suo tempo a raccontarti queste cose se non è la sua professione? Perché ti regala le notizie gratuitamente? Cosa ci guadagna? «Non lo so, ma dice cose vere». Conversazione tipica in tempi di infodemia. In parte comprensibile: alcune grandi testate hanno ferito la fiducia dei loro lettori. 

Ci sono giornali e giornalisti che hanno dimenticato ciò che scriveva Indro Montanelli ne “La stanza di Montanelli” il 30 aprile del 1997: «La prima cosa da conquistare come condizione di tutte le altre conquiste è la fiducia del lettore (…). E questa conquista la si fa non ricorrendo mai ai falsi, che prima o poi vengono scoperti, e da quel momento è meglio cambiar mestiere. L’idea di conquistare il lettore con le montature sensazionalistiche dei fatti può funzionare sulla breve distanza. Su quella lunga, procura solo discredito. Sia chiaro che, quando si deve riferire su un fatto mentre accade, si può cadere in qualche inesattezza. Niente paura. Se, appena te ne accorgi, lo riconosci pubblicamente e ne chiedi scusa al lettore, questi ti perdona». 

Ma la testata giornalistica rimane l’argine all’infodemia. Che editore c’è dietro a questa testata? Chi ci scrive sopra? Ma quanti sanno che l’Ordine dei giornalisti esiste proprio a tutela dei lettori? Ma quanti sanno che c’è un Consiglio di Disciplina dell’Ordine che vigila sul rispetto della deontologia, esamina le violazioni e stabilisce le sanzioni disciplinari? 

Dietro un articolo serio c’è un giornalista iscritto all’albo che per professione ogni giorno segue, racconta e analizza la realtà. Dietro “articoli”, post e video virali quasi sempre ci sono o profili anonimi o persone garantite da altri lavori, persone che non perdono nulla qualsiasi cosa scrivano, anzi guadagnano grazie al caos delle condivisioni senza controllo. 

La serietà che giustamente si pretende dalle testate e dai professionisti dell’informazione richiede una grande serietà anche nei lettori, che devono essere capaci di scegliere. Di discernere. Di sostenere l’informazione di qualità. L’infodemia è un’emergenza nell’emergenza: se ne esce solo restando uniti. Giornalisti e lettori. 

Leggi anche https://parcodigiacomo.blogspot.com/2020/10/covid-19-se-vince-il-piu-forte.html 

(Image by Max Muselmann from Unsplash)

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