domenica 22 marzo 2020

Coronavirus e fake news: le notizie non si trovano su WhatsApp

Non prendete per nessun motivo antinfiammatori!” “Comprate subito integratori di vitamina C, tipo il Cebion!” “Domani chiudono tutti i supermercati!” “Guardate le immagini del rosario volante!” Non accenna ad esaurirsi la catena di fake news che in queste settimane intasa WhatsApp.

Notizie assolutamente prive di qualsiasi fondamento, che nonostante questo corrono veloci e ottengono nel giro di poche ore migliaia di condivisioni. Sono verosimili, partono da paure e speranze rese più forti dall’emergenza, e riescono a diventare vere a furia di essere ripetute. Solo quella sugli integratori di vitamina C personalmente l’ho ricevuta 8 volte, tra gruppi e contatti privati. 

Immagine di un vagone pieno di persone che leggono giornali di carta

Ora, è vero: i grandi giornali hanno mostrato tutta la loro debolezza davanti al coronavirus. Le agenzie stampa stesse, soprattutto nei primi giorni, hanno corso più volte il rischio di battere notizie non ancora pienamente verificate (basti pensare alla sospensione di tutte le Messe in Lombardia, battuta dall’Ansa il 22 febbraio quando ancora molte diocesi lombarde non si erano neanche riunite per decidere).

Ma il giornalismo rimane il vero baluardo a questa follia comunicativa. Perché dietro a un giornale c’è una redazione di giornalisti (iscritti ad un albo professionale con il suo codice deontologico), un caposervizio, un caporedattore, un direttore responsabile? Perché ci sono i nomi dei giornalisti sopra le notizie? Perché c’è il nome dell’editore? Perché dietro alla notizia c’è un lungo lavoro giornalistico di ricerca, verifica, confronto e cucina della notizia. Che, non nascondiamoci dietro una tastiera, può anche essere ideologico. Può anche rispondere a interessi di parte e non a quelli del lettore. Ma rimane comunque quanto di più verificabile ci sia.

Perché, a fronte della notizia sulla chiusura dei supermercati scritta da XXX YYY sul giornale ZZYXY, noi possiamo scrivere al giornale, chiamare il giornale, a volte anche parlare direttamente con il giornalista (in redazione spesso le telefonate ci vengono passate direttamente, nei limiti del possibile, ed è giusto che sia così). Il giornalista ci mette la faccia, il nome, la carriera. 

Sala macchine del New York Times in bianco e nero

Ma com’è possibile credere a un messaggio vocale di WhatsApp, a volte addirittura anonimo, che tra l’altro fa palesemente pubblicità a un integratore di vitamina C? Prima di correre al supermercato convinti che stia per chiudere per sempre, apriamo un attimo un giornale o il suo sito. Verifichiamo, appelliamoci a chi sta passando le sue giornate a verificare le notizie senza sosta dal 22 febbraio scorso. Piuttosto chiamiamo direttamente in redazione: nei giornali locali succede spesso, ed è bella questa relazione di fiducia, a volte diventa un vero motore anche per il giornale stesso per avviare indagini più approfondite, a volte nuove notizie emergono proprio dalle sollecitazioni dei lettori. Ma tutte devono prima essere verificate, con le fonti ufficiali, con i colleghi, con il proprio caposervizio e con il proprio direttore, che poi risponde anche penalmente di quanto viene pubblicato sulla testata.

Le notizie non si trovano su WhatsApp, le notizie non si trovano sui social. Sui social possono trovarsi link di siti istituzionali o di testate giornalistiche: lì ci sono le notizie. Lì c’è il vero filtro al pericoloso magma di allarmi e appelli che in queste settimane ci travolge. 

Il grande palazzo dove ha sede la redazione del New York Times

Mark Twain, non senza una punta di acidità verso la categoria, scriveva: “Se non hai letto il giornale, sei disinformato. Se l’hai letto, sei male informato”. Leggere un singolo giornale forse non basta per essere informati, il senso critico del lettore non può essere messo in standby. Ma non leggere le notizie dalle testate giornalistiche significa affidarsi a venditori di fumo che si arricchiscono grazie a paura e superficialità. È il caso di regalare la nostra libertà a catene virali su WhatsApp? 

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(Image n. 1 by Peter Lawrence from Unsplash, image n. 2 by janeb13 from Pixabay, image n. 3 by David Smooke from Unsplash)

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