martedì 16 marzo 2021

Vaccino anti covid-19 e aborto: problema non risolto

L’arrivo del vaccino Johnson & Johnson contro il covid-19 riaccende il dibattito: è lecita la somministrazione di vaccini ottenuti mediante l’uso di linee cellulari create da aborti

La “Nota sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-Covid-19”, pubblicata dalla Congregazione per la dottrina della fede il 21 dicembre 2020, aveva dato parere parzialmente favorevole, tacitando velocemente il dibattito crescente nell’opinione pubblica. 

Ma l’arcidiocesi di New Orleans, con un comunicato pubblicato il 26 febbraio 2021, definisce il vaccino Johnson & Johnson «moralmente compromesso», e dimostra che il problema “vaccino e aborto” non è risolto. 

Vita

Il legame fra vaccini anti covid-19 e aborti non è una fake news nata da un sito di quarta categoria: a riguardo, ampia documentazione è data dal Charlotte Lozier Institute, che pubblica e aggiorna costantemente la lista dei vaccini non etici in circolazione. Un approfondimento è stato realizzato dalla collega Francesca Romana Poleggi il 2 dicembre 2020 su Panorama

L’Istituto Europeo di Bioetica (IEB), il 16 giugno 2020, ha fatto il punto sulle aziende coinvolte: «Tra le aziende farmaceutiche che attualmente stanno sviluppando un vaccino contro il coronavirus, almeno cinque di loro utilizzano cellule di feti abortiti per realizzarlo. AstraZeneca (in collaborazione con l'Università di Oxford), Moderna Therapeutics, Cansino Biologics /Pechino, Istituto di Biotecnologie, e Inovio Pharmaceuticals utilizzano una linea cellulare da rene fetale chiamata HEK-293, da un feto abortito nel 1972 nei Paesi Bassi. Quanto alla ditta Janssen, azienda farmaceutica di Johnson & Johnson, utilizza la linea cellulare fetale PER.C6, derivata dal tessuto retinico di un feto di 4 mesi abortito nei Paesi Bassi nel 1985». 

Vi sono però anche alternative, ricorda ancora l’IEB, che non pongono questo problema etico: «Per creare il loro vaccino contro il coronavirus, le società Novavax, Sanofi Pasteur, GlaxoSmithKline (GSK) e Sinovac, ad esempio, utilizzano linee cellulari di derivazione etica da adulti o animali». 

Accettare la somministrazione di un vaccino studiato e testato in laboratorio su linee cellulari da feti abortiti è, secondo la Congregazione per la dottrina della fede, moralmente accettabile: «Si possano usare tutte le vaccinazioni riconosciute come clinicamente sicure ed efficaci con coscienza certa che il ricorso a tali vaccini non significhi una cooperazione formale all’aborto dal quale derivano le cellule con cui i vaccini sono stati prodotti». 

Una considerazione che ha sì placato il dibattito pubblico, ma ha scontentato molti cattolici (vedi, ad esempio, i numerosi contributi del medico epidemiologo Paolo Gulisano). Rimane infatti il pericolo del pendio scivoloso verso il quale questa scelta del “male minore” può condurre, con la possibilità di un “lavaggio della coscienza” rapido e indolore. Ciò toglie molte preoccupazioni a chi deve sottoporsi al vaccino, ma da un punto di vista etico apre non pochi dilemmi. 

L’arcidiocesi di New Orleans aggiunge: «L'ultimo vaccino di Janssen / Johnson & Johnson è moralmente compromesso poiché utilizza la linea cellulare derivata dall'aborto nello sviluppo e nella produzione del vaccino, nonché nei test». Non solo, dunque, il risultato di aborti lontani nel tempo (ciò non cambia il loro valore dal punto di vista etico, ne limita però, secondo la Nota della Congregazione, la partecipazione attiva del paziente finale), ma una presente e ripetuta accettazione dell'utilizzo di linee cellulari da aborti.

La sospensione del vaccino AstraZeneca potrebbe favorire la diffusione del nuovo vaccino Johnson & Johnson. E il problema etico non potrà più essere ignorato. 

Leggi anche https://parcodigiacomo.blogspot.com/2021/03/vaccino-covid-aborto.html 

(Image by Maria Oswalt from Unplash)

Nessun commento:

Posta un commento

E tu, cosa ne pensi?