Come un gelso che cresce piantato in mezzo al mare, come il
miracolo di una vita che fiorisce anche nei luoghi più inospitali. È risuonata
più volte in cattedrale questa immagine durante la messa per la festa di sant’Alessandro
Sauli: «Gesù è capace di far fiorire una vita dove noi non siamo neanche capaci
di immaginare – ha spiegato don Luigi Pedrini, vicario generale della diocesi
di Pavia –. E il primo miracolo che scopriamo ripercorrendo la storia di
sant’Alessandro è proprio la sua vita, la vita di un giovane aristocratico che,
conquistato da Cristo, si spoglia di tutti i privilegi che gli avrebbero
garantito una vita sicura, comoda, agiata, per mettersi a servizio dei fratelli».
Blog di Giacomo Bertoni, giornalista e scrittore. Già la Provincia Pavese, Ossigeno per l'informazione, il Ticino, Radio Mater, iFamNews. Qui si parla di giornalismo, giovani, vita, libri, Chiesa e futuro.
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sabato 12 ottobre 2019
lunedì 24 giugno 2019
Corpus Domini: "Rimettere al centro Cristo"
«(…) Che impressione quando si legge la testimonianza di
cristiani che hanno conosciuto la prigionia nei lager, nei gulag o in altri
luoghi di orrore e di violenza sotto i regimi totalitari del Novecento, e non
dimentichiamo che anche oggi ci sono fratelli nella fede privati della libertà
solo perché cristiani! Credenti che hanno celebrato di nascosto l’Eucaristia,
quando hanno trovato tra loro un sacerdote o un vescovo, preti che, per non far
mancare a se stessi e ai fedeli detenuti con loro questo pane di vita, hanno
celebrato tenendo nella palma della mano un po’ di pane, magari sottratto alla
loro fame, e un po’ di vino, e l’hanno donato con gioia ai compagni nel buio di
una cella.
Penso alla testimonianza commovente del cardinale vietnamita Van Thuan, di cui è in corso la causa di beatificazione, o del cardinale albanese Ernest Simoni, solo per indicare qualche nome di questi testimoni che stanno davanti ai nostri occhi, se vogliamo guardare. Penso a comunità che, prive per decenni di un sacerdote, hanno continuato a ritrovarsi ogni domenica per ascoltare la Parola di Dio, per pregare, ponendo al centro il segno del pane e del vino, come richiamo dell’Eucaristia attesa e desiderata!
Pensiamo anche a comunità che oggi partecipano alla messa ogni domenica, sapendo che possono rischiare la vita, per attentati folli da parte di gruppi fondamentalisti islamici: ricordiamo che cosa è successo a Pasqua nello Sri Lanka.
Penso alla testimonianza commovente del cardinale vietnamita Van Thuan, di cui è in corso la causa di beatificazione, o del cardinale albanese Ernest Simoni, solo per indicare qualche nome di questi testimoni che stanno davanti ai nostri occhi, se vogliamo guardare. Penso a comunità che, prive per decenni di un sacerdote, hanno continuato a ritrovarsi ogni domenica per ascoltare la Parola di Dio, per pregare, ponendo al centro il segno del pane e del vino, come richiamo dell’Eucaristia attesa e desiderata!
Pensiamo anche a comunità che oggi partecipano alla messa ogni domenica, sapendo che possono rischiare la vita, per attentati folli da parte di gruppi fondamentalisti islamici: ricordiamo che cosa è successo a Pasqua nello Sri Lanka.
Carissimi
fratelli e sorelle, richiamo a me a voi queste testimonianze di un recente
passato o drammaticamente attuali per lasciarci provocare nella nostra fede che
rischia di non percepire più la bellezza di poter celebrare ogni domenica
l’Eucaristia, la grazia di poter nutrirci di questo pane che è Cristo vivo tra
noi, la gioia di poter adorare nel silenzio delle nostre chiese il Signore
nascosto e presente nel Santissimo Sacramento dell’altare.
Anche i santi della nostra terra c’indicano che non accade il miracolo della santità, lo spettacolo di un’umanità trasfigurata nel bene e nella verità da Gesù, senza una profonda esperienza eucaristica: stiamo vivendo, come Diocesi, l’anno giubilare in onore di San Riccardi Pampuri, e poche settimane fa è stato riconosciuto venerabile il nostro Don Enzo Boschetti, che proprio qui, a San Mauro, iniziò la sua opera per i giovani e con i giovani.
Ebbene, nella vita di questi due uomini, così diversi per il contesto sociale in cui sono vissuti e per il percorso della loro esistenza, ritroviamo la centralità dell’Eucaristia, insieme al desiderio e al coraggio di far scoprire ad altri questo dono di cui vivere.
Anche i santi della nostra terra c’indicano che non accade il miracolo della santità, lo spettacolo di un’umanità trasfigurata nel bene e nella verità da Gesù, senza una profonda esperienza eucaristica: stiamo vivendo, come Diocesi, l’anno giubilare in onore di San Riccardi Pampuri, e poche settimane fa è stato riconosciuto venerabile il nostro Don Enzo Boschetti, che proprio qui, a San Mauro, iniziò la sua opera per i giovani e con i giovani.
Ebbene, nella vita di questi due uomini, così diversi per il contesto sociale in cui sono vissuti e per il percorso della loro esistenza, ritroviamo la centralità dell’Eucaristia, insieme al desiderio e al coraggio di far scoprire ad altri questo dono di cui vivere.
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martedì 11 giugno 2019
Festa delle Sante Spine: "Mettiamo al centro della nostra comunità i soggetti più fragili"
«(…) Pensavo: come sarebbe più povera la nostra città senza
gesti di memoria come questi, come la festa della Madonna della Stella, o altre
feste mariane che mantengono un profilo popolare nelle varie comunità (S. Maria
di Caravaggio, la Madonna delle Grazie nella chiesa custodita dai salesiani).
Come sarebbe più povera Pavia senza la festa di San Siro, suo patrono, e la
festa delle Sante Spine!
Ritrovarsi insieme, come credenti e come pavesi, alla processione delle Sante Spine, passare in Duomo nei giorni in cui le venerande reliquie sono esposte per una preghiera, sono gesti che ci aiutano a non perdere il senso e l’anima della nostra storia e della nostra città, in questi mesi segnati da non pochi cambiamenti a livello d’istituzioni civili, culturali e amministrative. (…)» (dall’editoriale del vescovo Corrado Sanguineti, “il Ticino” di venerdì 7 giugno 2019)
Ritrovarsi insieme, come credenti e come pavesi, alla processione delle Sante Spine, passare in Duomo nei giorni in cui le venerande reliquie sono esposte per una preghiera, sono gesti che ci aiutano a non perdere il senso e l’anima della nostra storia e della nostra città, in questi mesi segnati da non pochi cambiamenti a livello d’istituzioni civili, culturali e amministrative. (…)» (dall’editoriale del vescovo Corrado Sanguineti, “il Ticino” di venerdì 7 giugno 2019)
«(...) Non giriamo gli occhi e il cuore da un’altra parte
davanti agli anziani soli che abitano nei nostri quartieri, davanti alle
famiglie che vivono disagi sociali e relazionali, davanti ai ragazzi e agli
adolescenti che riempiono il vuoto e la noia con l’uso dell’alcool, delle
droghe, con forme di trasgressione che portano a banalizzare l’affettività e la
sessualità. Ci sia un’alleanza buona e forte nella grande opera dell’educazione,
tra le famiglie, la scuola, le parrocchie con gli oratori, tutte le varie
associazioni di volontariato che possono offrire esperienze belle e positive.
Non giriamo gli occhi e il cuore davanti a giovani e meno giovani che faticano a trovare un lavoro stabile e dignitoso, davanti agli immigrati che sono tra noi e che spesso portano con sé storie drammatiche di povertà e di violenza. Mettiamo sempre più al centro della nostra comunità civile i soggetti più fragili e deboli, chi rischia di restare ai margini, coloro che non sono nemmeno accolti al loro affacciarsi alla vita, coloro che non sono adeguatamente curati e accompagnati a una morte dignitosa perché non rispondono a criteri di efficienza e di pretesa qualità della vita.
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martedì 6 giugno 2017
La processione delle Sante Spine a Pavia
“(…) Ora, fratelli e sorelle, la testimonianza suprema di
Cristo, che continua a rinnovarsi nei martiri cristiani dei nostri giorni,
acquista la forza di una provocazione per noi, chiamati a vivere in un tempo
non facile. Purtroppo si susseguono notizie di attentati terroristici che
mietono vittime innocenti, in Europa e in tante nazioni, e dobbiamo riconoscere
che, a volte, sembrano “contare” di più le vittime degli attentati “di casa
nostra” in Inghilterra, in Francia, in Germania, in Belgio, rispetto alle vittime,
molto più numerose, di nazioni lontane, come l’Afghanistan, il Pakistan,
l’Iraq, la Siria, l’Egitto, lo Yemen, la Nigeria, le Filippine, l’Indonesia. E
potremmo aggiungere altri paesi!
Fa davvero impressione la minaccia del
terrorismo fondamentalista religioso, che sfigura il nome di Dio, e che
rappresenta un cancro terribile, che giunge a infettare anche giovani nati e
cresciuti nella nostra Europa.
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