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giovedì 13 febbraio 2020

Il cuore dell'uomo non è fatto per l'usa e getta

“Non sarà per sempre ma / una sola sera con le stelle mi basta / anche se veloce come un treno che passa. / Non sarà perfetto ma / è così bello stare qui a ballare abbracciata con te.” Queste parole (da “Mambo salentino”, Boomdabash featuring Alessandra Amoroso) hanno invaso le radio durante l’estate. Oggi risuonano nella testa, mentre sul calendario pian piano compare “14 febbraio”.

Fa freddo, le notti in spiaggia sotto le stelle sono solo un lontano ricordo, ma ci sono testi e melodie che tornano prepotentemente. “Non ci pensare dai dimmi di sì / ora che è sabato e anche il lunedì”, così Fred De Palma in “Una volta ancora”, senza dimenticare “Arrogante” di Irama: “E sono un arrogante / tutte le volte che eri qui e ti ho messo da parte / non è importante”. 

Una coppia si abbraccia sotto un cielo stellato

giovedì 3 gennaio 2019

Milva Year 2019: si apre il sipario

Si apre il sipario sul Milva Year. Il 2019 sarà l’anno della riscoperta di una carriera straordinaria, la carriera della Rossa. Eventi, ristampe, campagne sui social: dopo il premio alla carriera al Festival di Sanremo 2018, ritirato dalla figlia Martina Corgnati, inizia ora un viaggio a ritroso, un viaggio lungo più di 52 anni seguendo le tracce lasciate in giro per il mondo dalla pantera di Goro. 

Dal libretto dello spettacolo La Variante di Luneburg

Sarà un viaggio entusiasmante, che farà ritrovare suoni e colori conosciuti a chi da tanti anni segue la Rossa, ma che guiderà nella scoperta soprattutto chi ancora non ha ascoltato questa voce così difficile da dimenticare. Come disse Astor Piazzolla: «Milva nella voce ha il suono di due strumenti, il saxofono e il violoncello», e sarà proprio la voce di Milva a indicare il percorso. Per non perdere neanche una tappa del viaggio basta cliccare “Mi piace” sulla pagina facebook ufficiale di Milva. 

giovedì 1 febbraio 2018

Milva: 52 anni d'arte

Premio alla carriera sì, premio alla carriera no, il dibattito di queste settimane ha riacceso i riflettori sulla Rossa e sulla sua carriera unica nel panorama musicale italiano. Oggi ci sono giovani che sentono il nome di Milva per la prima volta, ma ci sono anche meno giovani che ritrovano una voce amata e mai dimenticata. Per tutti rimane una storia incredibile, tutta da riscoprire… 

«Dopo aver trionfato in un concorso di voci nuove, arrivando prima su ben 7600 partecipanti, viene lanciata al Festival di Sanremo nel 1961 dove si classifica terza con “Il mare nel cassetto”. L’anno dopo è seconda con “Tango italiano”. In questo periodo canta “Flamenco Rock” e “Milord”, nei quali il suo forte timbro vocale, celebre per la ricchezza di sfumature dai bassi intensi ai vibranti vocalizzi di note alte, trova la sua ideale collocazione esaltando le capacità interpretative notevoli. Vince nel 1971 la Gondola d’Oro con la canzone “La filanda”, che risulta il disco più venduto dell’anno.
Milva interpreta con versatilità la canzone leggera e le opere liriche (ha lavorato con Luciano Berio), il teatro leggero (ha lavorato con Gino Bramieri e Davide Riondino) e quello impegnato (famosissime le sue interpretazioni brechtiane che ne hanno fatto un vero personaggio cult in Germania) passando per spettacoli televisivi (“Palcoscenico” con Oreste Lionello, “Al Paradise” con Heather Parisi) e commedie musicali (“Mai di sabato”, “Signora Lisistrata”, “Angeli in bandiera” e “Un mandarino per Teo”). Ha fatto anche delle incursioni cinematografiche (“La bellezza di Ippolita” con Gina Lollobrigida, “D’amore si muore” con Peppino Patroni Griffi, “Via degli specchi” di Giovanna Gagliardo e “Celluloide” di Lizzani).

sabato 13 gennaio 2018

Milva e Sanremo: premio alla carriera?

“Se tu sei vicino a me, sognando insieme a te, la vita è tutta rosa…” È quasi l’ora di cena, dallo stereo arriva la voce maestosa di Milva. L’omaggio a Edith Piaf è solo uno dei tanti regali che la Rossa ha fatto al suo pubblico, pubblico che ha preso per mano e accompagnato per cinquant’anni su strade artistiche sempre nuove e imprevedibili. Da Don Backy a Piazzolla, da Berio a Battiato, da Brecht a Vangelis, da Theodorakis a Faletti, da Morricone a Jannacci. Milva ha sempre voluto provare meraviglia e cantarla, come quando nel 2004 ha dato nuova vita ad alcune poesie di Alda Merini con il disco “Milva canta Merini”.


L’arte è, l’arte deve essere una questione di meraviglia. Un incontro tra sensibilità e verità. Tra la verità, che non è sempre riconoscibile tra le pieghe del quotidiano, e la sensibilità dell’artista, che riesce a scorgerla e a renderla fruibile a tutti. Lo ha fatto egregiamente Milva con “La Variante di Luneburg”, fabula in musica con la quale ha chiuso la sua straordinaria carriera domenica 1 aprile 2012, al teatro Arena del Sole di Bologna. La malattia cercava di avere il sopravvento, ma l’urgenza di cantare ancora una volta le atrocità dell’Olocausto ha vinto i limiti del fisico. Impossibile dimenticare gli applausi scroscianti che hanno interrotto (ebbene sì) l’opera più volte. Milva sentiva che era la sua ultima esibizione, noi avvertivamo la stessa cosa. “Anime bianche nel cielo non vi scordate, per quanto sia il male, non vi scordate”: non c’era solo amore per il pubblico e per il teatro, c’era necessità di cantare. Coscienza e consapevolezza di poter trasmettere un messaggio di senso, regalando pensieri in un’epoca che vuole cancellare ogni forma di pensiero libero.