venerdì 30 ottobre 2020

Andy Rocchelli, dossier speciale di Ossigeno per l'informazione

I giornalisti come operatori umanitari, contro i quali non si può usare violenza mai, neanche in contesti di guerra. C’è qualcosa di assolutamente inedito nella sentenza pronunciata dalla Corte d’Assise di Pavia il 12 luglio 2019, con la quale è stato condannato il soldato italo-ucraino Vitaly Markiv a 24 anni di reclusione per concorso nell'omicidio del fotoreporter Andrea (Andy) Rocchelli. 

C’è l’equiparazione dei giornalisti agli operatori che sotto le bombe salvano vite umane, c’è il riconoscimento del giornalismo come attività essenziale per la democrazia, c’è la condanna ferma di ogni tipo di violenza nei confronti di chi fa informazione. 

Un tassello nuovo nel dibattito sul giornalismo che Ossigeno per l’informazione vuole rilanciare per il 2 novembre, in occasione della Giornata Internazionale dell’ONU per mettere fine all'impunità per i crimini contro i giornalisti (IDEI). 

Mironov e Rocchelli

E le iniziative messe in campo da Ossigeno sono due: «La pubblicazione di un dossier speciale di 24 pagine dal titolo “Guerre, giornalisti uccisi e impunità”, per raccontare la vita e la morte del fotoreporter Andrea Rocchelli e il processo in corso a Milano per accertare le responsabilità della sua uccisione – si annuncia sul sito della testata –, e la pubblicazione della versione inglese dell’archivio online ad accesso gratuito “Cercavano la veritàwww.giornalistiuccisi.it, che racconta le storie di 30 giornalisti italiani assassinati per impedire che rivelassero verità scomode». 

I giornalisti uccisi durante lo svolgimento della loro professione: un’emergenza silenziosa, ricordata oggi dall'UNESCO, come si legge ancora sul sito di Ossigeno: «Negli ultimi quattordici anni (2006-2019), quasi 1.200 giornalisti sono stati uccisi per il semplice fatto di aver cercato delle notizie e averle riferito al pubblico. In media, ogni quattro giorni è stato ucciso un giornalista. In nove casi su dieci gli assassini sono rimasti impuniti». 

Dal 1° novembre sarà dunque online il dossier speciale “Guerre, giornalisti uccisi e impunità” (realizzato dal direttore di Ossigeno Alberto Spampinato, con Luciana Borsatti e Giacomo Bertoni), per conoscere e diffondere la storia di Andrea (Andy) Rocchelli, fotoreporter italiano ucciso nel Donbass il 24 maggio del 2014. Il processo di secondo grado giunge intanto alle battute finali: la sentenza potrebbe arrivare già martedì 3 novembre 2020.
 
Il processo di primo grado si è svolto a Pavia, e la stampa ha avuto un ruolo centrale. La stampa come i numerosi cronisti che hanno seguito le udienze e scritto articoli e inchieste, la stampa costituitasi parte civile nel processo con Alg e FNSI, la stampa come professione scelta per passione da Andy e William, e portata avanti nonostante difficoltà e pericoli. La stampa, infine, protagonista di una sentenza inedita, che ha visto condannare Vitaly Markiv a 24 anni di reclusione per concorso in omicidio. 

I giornalisti sono lì, come ha ricordato più volte l’avvocato di parte civile Giuliano Pisapia durante le udienze, «per raccontare una realtà che altrimenti non sarebbe conosciuta». Nel caso di Andy inoltre, il suo lavoro dava voce a chi non aveva voce, ovvero a quei civili disarmati che vivevano ogni giorno con l’incubo che la loro casa venisse colpita. Andy ha scelto il giornalismo come missione, come scoperta. E per la prima volta una sentenza lo ha riconosciuto. 

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