"Le favole non dicono ai bambini che i draghi esistono. Perchè i bambini lo sanno già. Le favole dicono ai bambini che i draghi possono essere sconfitti." (G. K. Chesterton)



sabato 13 gennaio 2018

Milva e Sanremo: premio alla carriera?

Se tu sei vicino a me, sognando insieme a te, la vita è tutta rosa…” È quasi l’ora di cena, dallo stereo arriva la voce maestosa di Milva. L’omaggio a Edith Piaf è solo uno dei tanti regali che la Rossa ha fatto al suo pubblico, pubblico che ha preso per mano e accompagnato per cinquant’anni su strade artistiche sempre nuove e imprevedibili. Da Don Backy a Piazzolla, da Berio a Battiato, da Brecht a Vangelis, da Theodorakis a Faletti, da Morricone a Jannacci. Milva ha sempre voluto provare meraviglia e cantarla, come quando nel 2004 ha dato nuova vita ad alcune poesie di Alda Merini con il disco “Milva canta Merini”.


L’arte è, l’arte deve essere una questione di meraviglia. Un incontro tra sensibilità e verità. Tra la verità, che non è sempre riconoscibile tra le pieghe del quotidiano, e la sensibilità dell’artista, che riesce a scorgerla e a renderla fruibile a tutti. Lo ha fatto egregiamente Milva con “La Variante di Luneburg”, fabula in musica con la quale ha chiuso la sua straordinaria carriera domenica 1 aprile 2012, al teatro Arena del Sole di Bologna. La malattia cercava di avere il sopravvento, ma l’urgenza di cantare ancora una volta le atrocità dell’Olocausto ha vinto i limiti del fisico. Impossibile dimenticare gli applausi scroscianti che hanno interrotto (ebbene sì) l’opera più volte. Milva sentiva che era la sua ultima esibizione, noi avvertivamo la stessa cosa. “Anime bianche nel cielo non vi scordate, per quanto sia il male, non vi scordate”: non c’era solo amore per il pubblico e per il teatro, c’era necessità di cantare. Coscienza e consapevolezza di poter trasmettere un messaggio di senso, regalando pensieri in un’epoca che vuole cancellare ogni forma di pensiero libero. 


Milva sembra oggi “aspettare all’angolo come Marlene”, con il coraggio di chi è rimasto fino all’ultimo ballo, e con la tenacia di chi ha detto no a patetiche operazioni nostalgiche. E oggi di lei non rimangono solo dischi preziosi, alcuni dei quali purtroppo introvabili, bensì una storia di passione, determinazione, serietà, coraggio, unicità (per questo è diventata Memoria nel libro “Un ponte tra le Valli”). Rimane una narrazione controcorrente, dove è l’impegno il protagonista assoluto.

Sparivano microfoni e lustrini… La Rossa cominciò a cantar”: il talento di nascita, quella voce straordinaria ricevuta in dono, è il punto di partenza di un percorso tutto da scrivere, costellato di studio, attese, scelte non facili. Non a caso ogni suo disco richiede tempo, sforzo intellettuale e concentrazione. Persino le sue esibizioni in tv, visibili oggi su YouTube, sono una delicata costruzione di sguardi, espressioni e gesti, che fanno entrare lo spettatore in un mondo altro, quello della canzone e della sua interprete. 


Dunque, per arrivare al nodo centrale di queste settimane: Milva merita un premio alla carriera al Festival di Sanremo? Senza ombra di dubbio. Nessuno meglio di lei ha saputo fare grande musica italiana, fare grande la musica italiana nel mondo e farsi grande interprete di altri mondi musicali nei loro Paesi d’origine. Nessuno più di lei meriterebbe quel premio.

Detto questo, vista la scelta del Festival di dare spesso spazio a personaggi che senza riflettori e intervistatori sdraiati non brillerebbero, si può vivere con serenità anche un eventuale rifiuto. Certo, un riconoscimento a Milva su quel palco, del quale detiene il record femminile di presenze, avrebbe anche un valore di testimonianza per ricordare oggi la bellezza del sacrificio e della propria unicità da valorizzare. Ma (fortunatamente) gli esempi non passano solo dalla tv, tra l’altro sempre più ignorata dai giovanissimi, ma vivono nei ricordi delle persone care, ritornano nelle melodie ascoltate e mai dimenticate, rinascono nella copertina di un disco acquistato quasi per caso.
Insomma, se non dovesse esserci spazio per il premio, non sarebbe Milva a perderci.

La sua storia risuona ancora, e ancora arriverà a molti e a molti svelerà un modo diverso di fare arte. La sua storia echeggia come i suoi passi sulle assi del Piccolo Teatro di Milano. Una camminata sicura, musicale. Superba. Tu come mai non senti nostalgia?

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