"Le favole non dicono ai bambini che i draghi esistono. Perchè i bambini lo sanno già. Le favole dicono ai bambini che i draghi possono essere sconfitti." (G. K. Chesterton)



martedì 11 agosto 2015

E se davvero fosse meglio obbedire?

Obbedire è meglio. Le regole della compagnia dell’agnello.” Obbedire è meglio? Oggi? Con l’infinita gamma di possibilità di scelta nella quale possiamo spaziare? Ogni giorno, volendo, possiamo inventarci un nuovo “io”. Possiamo lasciarci guidare dalle emozioni, dal “cogli l’attimo”, dal “lascia tutto e cambia vita”, e saremmo forse anche guardati con ammirazione, perché tutto ormai spinge verso questa rappresentazione dell’uomo. Una sorta di umanesimo deviato, che rischia di arricciarsi su se stesso come un filo del telefono che finisce col diventare troppo corto, e quando alzi la cornetta ti ritrovi sulla guancia la tastiera. Perché scrivere nel 2015 che obbedire è meglio? Va bene, sarò sincero, oltre alla stima che ho per Costanza Miriano, giornalista brillante e coraggiosa, ho acquistato il libro per il sottotitolo. Chi ha amato la compagnia dell’anello non può restare indifferente.

Però la riflessione iniziata prima è vera, ed è nata proprio ieri notte (se Costanza Miriano scrive di notte, io leggo di notte, unico momento che rimane libero per la lettura di libri di piacere), nelle  ore in cui ho divorato il libro. Se davvero, a fronte di questa propaganda individualistico-emozionale, noi scegliessimo di obbedire? Ma non alle nostre emozioni, perché spesso le nostre emozioni sono plasmate da altri, ispirate da un miraggio, a volte addirittura ideologizzate. A fronte dei tanti “se fossi andato…”, “se quella sera avessi fatto…”, “se non avessi perso quel numero…”, dobbiamo alzarci e dire no. No a questo passato delle possibilità perse che sembrano aspettare solo noi. Noi siamo qui, ora. Schiacciati da mille paure e difficoltà. Ma forse la ricetta giusta per superarle è obbedire a ciò che siamo realmente. 


Sartre parla di “malafede” quando qualcuno immagina sempre di essere qualcun altro, ecco, oggi la malafede è spesso innalzata come esempio. Vogliamo rivoluzionare il mondo, ma spesso questa grande rivoluzione è solo una scusa per scappare da ciò che siamo realmente, dalla nostra famiglia, dalla nostra quotidianità, dai nostri studi. Eppure, e Costanza Miriano ce lo racconta con uno stile coinvolgente e spiritoso, questo fuggire continuamente verso una meta (che spesso inconsciamente sappiamo essere irraggiungibile) non ci porta la felicità. Felicità che possiamo trovare nella nostra quotidianità, nel donarci all’altro fingendo di non sentire le maldicenze, le bugie, le cattiverie. Nel riconoscersi infinitamente amati e guidati da Chi tutto sa. E tutto questo è possibile senza prendersi troppo sul serio, perché in famiglia ci si può scontrare, ma alla fine la famiglia resta quel posto sicuro nel quale tutti possiamo rifugiarci per recuperare le energie perse nel mondo. Molto interessante poi lo spunto di riflessione sul lavoro femminile: “c’è chi chiede le quote rosa, noi vogliamo il lavoro rosa”.
Una lettura brillante, un’autobiografia avventurosa, una riflessione controcorrente, una ricarica di speranza. Spero di essere anche io sulla buona strada nel costituire la “mia” compagnia dell’agnello.

Giornali e film descrivono la famiglia come un luogo tristissimo, di oppressione. Secondo me la famiglia è soprattutto un posto divertente, e molto ragionevole. Ed è l’unico sistema in cui, a differenza del resto delle situazioni, si fa il tifo perché vinca l’altro.” (“Obbedire è meglio. Le regole della compagnia dell’agnello”, di Costanza Miriano, Sonzogno Editore)

1 commento:

  1. chissa', forse un po' la "Compagnia dell'Agnello" pensiamo di costruirla... ma in realta' in essa si viene attirati... (appunto personale: un saluto a Pavia, dove -abitando causa lavoro dal '73 al '76- sono stato "attirato"; e un saluto all'amico -da allora- Piersandro Assanelli.
    f.to MauriZio Perfetti - Roma - www.collactio.com www.orientecristiano.it

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