<<In questo
grande giorno di festa, mi piacerebbe fare alcune domande a “il Ticino”.
Sedermi accanto a lui, sui gradini del Duomo, in una mattina soleggiata ma
cristallizzata da una leggera nebbiolina fredda, pungente. Pavese insomma. E
qui, mentre la quotidianità scorre, ascoltare le storie più affascinanti che
sono state impresse sulle sue pagine. Ce ne sono tantissime che io ancora non
conosco!
Caro Ticino,
che da più di un secolo sei testimone, custode e sentinella degli avvenimenti
della nostra Pavia, hai avvertito anche tu il rombo tremendo della nostra torre
civica che crollava? Hai sofferto con noi per la chiusura del Duomo? Dove hai
trovato il coraggio, nei momenti più difficili della guerra, di arrivare
comunque in edicola, seppur con le pagine bianche? Hai tremato anche tu quando
il ponte è stato bombardato? E quanti avvenimenti storici per la nostra Chiesa
pavese hai raccontato! Due Papi hanno visitato la città dalle cento torri e
dalle centotrentacinque chiese, la nostra splendida Pavia, che anche sulle tue
pagine è stata descritta e amata in modo speciale da Mons. Cesare Angelini,
cantore della bellezza pavese.
