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martedì 10 novembre 2020

Processo Rocchelli, i riflettori rimangano accesi

Conferenze stampa e annunci di un futuro pieno di soddisfazioni. Succede questo in Ucraina attorno a Vitaly Markiv, condannato in primo grado (il 12 luglio del 2019) a 24 anni di reclusione per la morte del fotoreporter Andy Rocchelli, e assolto in secondo grado (il 3 novembre del 2020) per non aver commesso il fatto, secondo l’articolo 530 comma 2 del codice di procedura penale. 

È necessario attendere le motivazioni della sentenza, che saranno depositate entro 90 giorni, ma intanto cosa succede? La mobilitazione ucraina non si è mai fermata, mentre in Italia tutto tace. 

Arsen Avakov e Vitaly Markiv

venerdì 5 luglio 2019

Andy Rocchelli, la guerra e le "Volpi scapigliate"

«Cento morti solo ieri, metà dei quali civili, incursioni aeree sopra Donetsk, caccia ed elicotteri di Kiev che sorvolano Lugansk, il Donbass ribelle sotto l’urlo dell’esercito ucraino, quattro osservatori dell’Osce nelle mani delle milizie filo-russe mentre a Kharkov si recuperano le salme del fotoreporter italiano Andrea Rocchelli e del suo collega Andrej Mironov. Difficile continuare a chiamare quella ucraina una "guerra a bassa intensità". Difficile non definirla una guerra civile».

Così scrive, il 28 maggio del 2014, Giorgio Ferrari, dalle pagine degli Esteri di Avvenire. Il suo pezzo è, per molti, un pugno nello stomaco. Di fronte a questa fotografia drammatica, la retorica rassicurante del “noi non c’entriamo” non rassicura più. E la consapevolezza che il conflitto ucraino sia cosa alquanto seria si fa piena. Il conflitto riguarda anche l’Italia, riguarda tutta l’Europa. In mezzo agli scontri armati ci sono civili indifesi, ci sono anziani e bambini. 

Serata di presentazione di Volpi Scapigliate, in ricordo di Andy Rocchelli

Il 15 aprile 2016 la BBC realizza un documentario, rilanciato in Italia da Leone Grotti sulle pagine di Tempi, sull’autoproclamata Repubblica del popolo di Donetsk. Grotti scrive: «La guerra civile in Ucraina va avanti dall’aprile del 2014. Dopo due anni sono morte più di 9 mila persone, mentre 3,5 milioni necessitano di aiuti alimentari e sanitari per sopravvivere. L’Occidente, che prima ha soffiato sul fuoco e poi ha favorito una riconciliazione tra Mosca e Kiev solo quando la situazione era ormai degenerata, ha promosso gli accordi di pace di Minsk II: firmati nel febbraio del 2015, non sono mai stati davvero implementati».

I civili raccontano: «È difficile quando giorno dopo giorno cadono le bombe e volano i proiettili, è davvero difficile. Ma continuiamo a vivere qui». A Oleksandrivka, territorio ribelle, ad appena 800 metri dal confine dove si spara ancora, c’è una scuola. All’entrata una cartello emblematico: «Sono vietate le armi all’interno». L’insegnante, Valentina Cherkas, ha una sola parola per descrivere quello che sta succedendo: «Follia. Io sono ucraina ma il Donbass è la mia terra. È come se mi avessero tagliato a metà».

Ancora una volta, e in questo la guerra non si tradisce mai, i civili si ritrovano in una strage. Nicola Lombardozzi, inviato a Mosca di Repubblica, il 31 gennaio del 2015 scrive: «Muoiono ancora civili nella guerra di Ucraina, questa volta anche cinque anziane pensionate straziate da un proiettile d'artiglieria ucraino a Donetsk mentre facevano la coda per la distribuzione di pacchi di aiuti umanitari: coperte, qualche scatoletta, poveri generi di conforto. Insieme ad altri passanti, beccati da proiettili vaganti nelle strade del capoluogo ribelle del Donbass, le donne di Donetsk portano a 12 il numero quotidiano delle vittime innocenti in città. Da maggio ad oggi siamo già a quasi seimila». 


mercoledì 19 settembre 2018

Giustizia per Rocchelli. Nuovo rinvio al processo di Pavia

Riprenderà il 23 novembre. Intanto sarà nuovamente notificata all’Ucraina la citazione chiesta dai familiari del fotoreporter italiano ucciso in Ucraina nel 2014. Tensione fuori dal tribunale. 

Questa cronaca di Giacomo Bertoni è stata prodotta in collaborazione tra Ossigeno per l’informazione,  La Provincia Pavese, Unione Nazionale Cronisti Italiani, Ordine  Giornalisti Lombardia per integrare le cronache dei media con un resoconto oggettivo, puntuale ed esauriente dello svolgimento del processo in corso al Tribunale di Pavia in cui è imputato il presunto responsabile dell’uccisione del fotoreporter italiano Andrea Rocchelli e del giornalista russo Andrey Mironov. Questo testo è stato pubblicato sul sito web ossigeno.info ed è stato inviato a Vienna al Rappresentante per la Libertà dei Media dell’Osce, che segue con attenzione la vicenda. 


«È stato rinviato al 23 novembre 2018 il processo all’italo-ucraino Vitaly Markiv, 29 anni, imputato per l’omicidio del fotoreporter italiano Andy Rocchelli e dello scrittore dissidente russo Andrej Mironov, uccisi il 24 maggio del 2014 in Ucraina mentre realizzavano un reportage per documentare le sofferenze della popolazione civile del Donbass a causa degli scontri tra separatisti filorussi e l’esercito di Kiev (...)».