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domenica 11 ottobre 2015

Il Ministro dell'Istruzione francese: "Cappuccetto Rosso è sessista"

Cappuccetto Rosso non va più bene. La favola con cui generazioni di bimbi si sono addormentati non genera sogni, ma incubi. E non per la catartica paura del lupo, ma per l'impianto della storia. Che, si scopre, è profondamente sessista. Così lo ha giudicato il ministro francese dell'Istruzione Najat Vallaud-Belkacem, che ha scatenato una vera e propria caccia alle streghe, con tanto di moderno Indice dei libri proibiti. Sul banco degli imputati, i manuali scolastici tradizionali. Che a quanto pare sarebbero pieni zeppi di pericolosissimi stereotipi di genere. (…) La ricerca sulle "rappresentazioni sessiste" nel primo anno di scuola elementare scandaglia 22 libri per bambini, in cui solo "il 39% dei personaggi è di sesso femminile". Inoltre i personaggi femminili sarebbero raffigurati nelle vesti di mamma o alle prese con i fornelli. Non lo trovate osceno? Sicuramente è meritevole di censura: non sia mai che un bimbo si faccia delle strane idee.” (dall’articolo di Ivan Francese, “Bufera in Francia: Cappuccetto Rosso è sessista, proibitelo a scuola” “il Giornale”, 08/10/2015) 


Le dichiarazioni del Ministro dell’Istruzione francese sulle fiabe classiche sono preoccupanti e sollevano una curiosità: provengono da una forte ignoranza storica e pedagogica, o sono dettate da una pressione ideologica? Non è stravolgendo le fiabe più antiche che si racconta la bellezza del rispetto, del dialogo e della solidarietà ai bambini. Le fiabe tradizionali, popolari, che discendono dalle opere dei fratelli Grimm, hanno sempre avuto il dono di calmare le inquietudini del fanciullo, parlando al suo inconscio a volte tormentato e cullando i suoi sogni. In queste fiabe (ed in molti racconti moderni per bambini) ci sono già avventure, situazioni, episodi e personaggi capaci di trasmettere i valori fondanti la personalità dell'uomo. Tra le righe si trovano già le risposte che il bambino cerca per sconfiggere le ansie e le paure che lo feriscono. Queste sono le priorità assolute che una fiaba deve rispettare. I primi anni di vita del bambino sono anni delicati, fragili, complessi. Non possiamo usarli noi adulti come terreno per battaglie ideologiche. Il conto, ancora una volta, arriverebbe al tavolo dei bambini. E sarebbe salatissimo.

mercoledì 21 maggio 2014

CI RACCONTIAMO UNA FIABA

<<Succede… Succede… Che in casa EdiGio’ si sia deciso di fare un viaggio… E la novità è che… Siete tutti invitati! Sarà un viaggio speciale, con una meta speciale. Andremo lontano restando fermi, saremo in vacanza ma non chiederemo giorni di ferie, cambieremo fuso orario senza avere problemi di jet-lag, sperimenteremo latitudini, altitudini, longitudini diverse, ma non avremo bisogno di cambiare abbigliamento. Siete pronti per partire? Tornate a trovarci nel pomeriggio… Vi diremo cosa mettere in valigia! (artwork by Alexander Jansson)>>


<<Succede… Succede… E’ arrivato il momento di preparare le nostre valigie... Cosa dobbiamo portare con noi? Una frase. Come, direte voi: solo una frase? Sì, ma non una frase qualsiasi. In questo intreccio di parole c’è il motore che muoverà il nostro viaggio fantastico.
Tra poco vi sveleremo la frase: raccoglietela subito, chiudetela nella vostra valigia e non dimenticatela! Senza di lei non si può partire! (artwork by Cristina Bellacicco)>>



<<“I grandi amano le cifre. Quando voi parlate loro di un nuovo amico, mai si interessano alle cose essenziali. Non si domandano mai: «Qual è il tono della sua voce? Quali sono i suoi giochi preferiti? Fa collezione di farfalle?» Ma vi domandano: «Che età ha? Quanti fratelli? Quanto pesa? Quanto guadagna suo padre?» Allora soltanto credono di conoscerlo.” (Antoine de Saint-Exupéry, “Il piccolo principe”, capitolo IV – artwork by Antoine de Saint-Exupèry)>>







lunedì 10 febbraio 2014

Un pensiero sulle fiabe

Non è stravolgendo le fiabe più antiche che si racconta la bellezza del rispetto, del dialogo e della solidarietà ai bambini. Le fiabe tradizionali, popolari, che discendono dalle opere dei fratelli Grimm, hanno sempre avuto il dono di calmare le inquietudini del fanciullo, parlando al suo inconscio a volte tormentato e cullando i suoi sogni. In queste fiabe (ed in molti racconti moderni per bambini) ci sono già avventure, situazioni, episodi e personaggi capaci di trasmettere i valori fondanti la personalità dell'uomo. Tra le righe si trovano già le risposte che il bambino cerca per sconfiggere le ansie e le paure che lo feriscono. Queste sono le priorità assolute che una fiaba deve rispettare. I primi anni di vita del bambino sono anni delicati, fragili, complessi. Non possiamo usarli noi adulti come terreno per battaglie ideologiche. Il conto, ancora una volta, arriverebbe al tavolo dei bambini. E sarebbe salatissimo.
"Dato che la vita è spesso sconcertante per lui, il bambino ha un bisogno ancora maggiore di poter acquisire la possibilità di comprendere se stesso in questo complesso mondo con cui deve imparare a venire a patti. Per poterne essere capace, deve essere aiutato a trarre un senso coerente dal tumulto dei suoi sentimenti. Egli ha bisogno d'idee sul modo di dare ordine alla sua casa interiore, per poter creare su tale base l'ordine della sua vita. (...) La fiaba, mentre intrattiene il bambino, gli permette di conoscersi, e favorisce lo sviluppo della sua personalità." (Bruno Bettelheim, "Il mondo incantato", New York, 1976)