"Le favole non dicono ai bambini che i draghi esistono. Perchè i bambini lo sanno già. Le favole dicono ai bambini che i draghi possono essere sconfitti." (G. K. Chesterton)



mercoledì 29 agosto 2018

Padre Giancarlo, l'amico di Agostino

«È morto a Sant’Agostino, proprio a Sant’Agostino». Poi la voce trema, gli occhi si fanno lucidi e cala il silenzio. Una signora rimane commossa a leggere l’annuncio funebre affisso accanto all’ingresso della basilica di San Pietro in Ciel d’Oro: “È salito alla casa del Padre, padre Giancarlo Ceriotti, agostiniano”. «Era un sacerdote speciale – ricorda la signora fermando due pellegrini – ha studiato tutta la vita Agostino e ora lo incontra in Paradiso proprio nel giorno della sua festa». 
Padre Giancarlo si è spento all’età di 77 anni, dopo una lunga e dolorosa malattia che lo aveva reso sempre più fragile nei movimenti. Indissolubile il suo legame con Pavia: nel 1968, assieme a monsignor Giovanni Scanavino, aveva istituito la Settimana agostiniana pavese, sette giorni pieni di eventi culturali e spirituali per far conoscere alla città il pensiero di Agostino. Quest’anno si era festeggiata la 50ma edizione. 


Diverse volte ho avuto l’occasione di intervistarlo, ma la sua sofferenza, seppur vissuta con grande discrezione, mi ha sempre frenato. Alcuni minuti prima della messa compariva da una porta in fondo alla basilica, poi la attraversava tutta per arrivare all’altare. Una camminata dolorosa, bisognosa di appigli continui, una via crucis quotidiana. 
Padre Mario Millardi mi ha donato l’ultimo libro di padre Ceriotti: «Qui troverai il vero padre Giancarlo». Il libro si intitola “In dialogo con Agostino. Uomini, cose, Dio soprattutto”. Padre Giancarlo scrive: «La parziale immobilità, che da tempo mi accompagna, ha permesso di dedicarmi con calma ad Agostino, dialogando seriamente e serenamente con lui. Da Agostino, uomo di scuola e pastore della Chiesa, ho appreso ad anteporre alle riprensioni e critiche dei saggi e dei sapienti la comprensione dei piccoli e degli ultimi, preferendo la fidelis ignorantia alla temeraria scientia. Per entrare a contatto con Agostino occorre un atteggiamento di simpatia. Lo desidera anche lui, perché non è possibile conoscerlo senza amarlo». 
Anche oggi che la basilica si è riempita per l’ultimo saluto a padre Giancarlo, il ricordo rimane fisso su quella camminata che sembrava ogni volta destinata a fallire, eppure ogni volta si concludeva accanto all’altare. Non c’era tanto da capire, c’era tutto.


«Grazie, Signore, mille volte grazie, perché ce l’hai dato: è stato un dono della tua Grazia e della tua Misericordia. L’hai pazientemente santificato con la tua paziente Misericordia. Gli hai insegnato a soffrire per tutti: per la sua cara famiglia, gli amatissimi fratelli e gli adorati nipoti. Per il suo carissimo ordine agostiniano, a cui ha dato tutto, riconoscente: la sua viva intelligenza, la sua fervida penna, il suo robusto lavoro. 
Grazie Signore! Tu lo sai, io ti devo ringraziare soprattutto perché me l’hai regalato come amico sincero: la nostra amicizia l’hai rinsaldata tu, con il tuo stesso Amore che ci hai messo nel cuore attraverso il tuo Spirito. Tra noi due c’eri Tu, l’Amore veramente misericordioso, e il caro, meraviglioso Agostino, con cui abbiamo dialogato per anni “giusi in Cieldauro”. 
Cari Confratelli, cari amici pavesi, grazie a padre Giancarlo vi devo solennemente confessare che la vera amicizia cristiana esiste davvero: è un dono meraviglioso, non ha bisogno di tante parole, basta uno sguardo carico di misericordia. Per questo Giancarlo non lo abbiamo perso, è uno sguardo continuo, trasfigurato ora dalla beatitudine più vera, dove non c’è più sofferenza ma solo la perenne carità, con quel suo buonumore tipicamente lombardo, sportivo, che non guasta. In questo giorno di festa desidero ringraziare sinceramente tutti quelli che l’hanno amato: non piangetelo, la sua divina amicizia ce lo rende perennemente vivo. 
Signore, sei veramente Grande, meraviglioso: facci preparare un posto da Giancarlo, per un campionato dove finalmente vinceremo tutti. Arrivederci, il tuo Scanavino». (Il saluto di monsignor Giovanni Scanavino, vescovo emerito di Orvieto-Todi e per anni priore della comunità agostiniana pavese)

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